Sogna Palazzo Chigi, Elly Schlein.
Quando da via Sant’Andrea delle Fratte, dove si trova la sede del Partito Democratico, si deve recare alla Camera attraversa sempre piazza Colonna e sussurra ai collaboratori: «Presto toccherà a noi». È la postura della segretaria del Pd che lascia correre le voci sul terzo nome. Per la numero uno del Nazareno non ci sono altri scenari: o sarà lei la prescelta per la corsa a Palazzo Chigi oppure si dovranno fare le primarie. Ci crede, Schlein, e ci credono soprattutto le persone a lei più vicine.
Nel giorno del voto finale sulla legge elettorale Igor Taruffi, responsabile dell’organizzazione e anche consigliori di Elly, si muove già da sottosegretario alla presidenza del Consiglio, stringe mani, parla con Fratoianni per circa un’ora nel corridoio dei fumatori del Transatlantico, e poi si ferma con i cronisti servendosi di una metafora calcistica: «Ricordate la finale di Champions League in cui il Liverpool perdeva 3 a 0 dopo quaranta minuti? Poi alla fine il Liverpool alzò la Coppa. Ecco, noi la vinceremo la Champions League».
Il Pd come il Liverpool di Gerrard, un parallelo - quello di Taruffi - assai ambizioso che cela un concetto forte e chiaro: Elly crede nella vittoria finale, nonostante ci sia un pensiero dominante contrario e desidera ribaltare i pronostici. È vero, continua a tenere sempre banco l’ipotesi di un federatore. Resta calda l’idea del sindaco della Capitale, Roberto Gualtieri, ipotesi che piace ai 5Stelle e anche ad Avs. Ma Elly guarda avanti e si mostra sorridente.
Per la prima volta, dopo tanto tempo, è in Transatlantico in modalità relazioni pubbliche: dialoga con Matteo Orfini e Andrea Amendola, poi con il siciliano Peppe Provenzano, e poi ancora con Fratoianni e Bonelli. A proposito il duo di Avs non vede bene l’ipotesi delle primarie. Da quelle parti i ragionamenti che si fanno sono di questo tenore: «Potevamo chiuderci in una stanza e tirare fuori un terzo nome. Le primarie non sono risolutive». Segue altro nodo: le primarie impongono ad Avs di scegliere tra Schlein e Conte. La segretaria del Pd prova dunque a smussare gli angoli con i due leader di Avs e nel frattempo tira dritto e dal banco di Montecitorio si sgola rivolgendosi alla maggioranza: «Noi saremo in grado di vincere con qualunque legge elettorale». Eppure le facce dei parlamentari del Pd e del M5S dicono più di qualsiasi dichiarazioni. Le perplessità investono larga parte dei gruppi dirigenti: «Meloni è già in campagna elettorale e noi non abbiamo fra le mani nulla: un programma, un leader, una coalizione».
