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Sciopero bengalese col visto Pd. E sul web esplode la protesta

Dopo la minaccia di paralizzare la città per il no alla moschea, i cittadini attaccano i Dem con post e commenti sui social. L’intervento del vicepremier Salvini: “Basta arroganza e basta ricatti”

Raduno La preghiera della comunità islamica di Venezia, vicino alla stazione ferroviaria di Mestre

La sinistra, così come aveva fatto alle elezioni (candidando ben 7 bengalesi nelle proprio liste), si schiera con i rappresentanti della comunità islamica. Questo nonostante la minaccia di «bloccare tutto» e di paralizzare la città dopo il diniego da parte del sindaco di Venezia di far costruire loro una faraonica moschea per circa 40mila persone. L’allora sfidante dell’attuale primo cittadino Simone Venturini era Andrea Martella, ma quest’ultimo ha perso nonostante la massiccia mobilitazione dei bengalesi che, tra pullman e volantinaggio, avevano organizzato una campagna elettorale parallela. E, oggi, Martella sembra non scandalizzarsi affatto per la minaccia della comunità, che vuole interrompere ogni lavoro (sostengono di essere in 40mila anche se le ultime stime riferiscono un numero inferiore). E Martella pretende che il sindaco vada a riferire in Consiglio omunale per «chiarire tutto. Quali impegni sono stati assunti dalla precedente amministrazione? Quali interlocuzioni ha avuto con la comunità bengalese?». Sono solo alcune delle domande che pone a Venturini. Anche se il post su Facebook sembra non aver riscosso minimamente successo viste le reazioni irritate dei cittadini: «Mi sa che si confonde con le promesse che il suo partito e la sua coalizione aveva fatto in campagna elettorale alla comunità bengalese», «Hanno solo diritti? Meno male che c’è Venturini sindaco», «è ridicolo da parte loro pretendere una variante regolare al piano urbanistico. Non hanno sottoscritto nessun accordo», sono alcuni dei commenti di chi è stanco dell’islamismo imperante che pretende di dettare leggi in un Paese con il quale non ha firmato l’intesa. Il fronte della maggioranza è compatto, e a ribadirlo è il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, che rilancia quanto scritto da Il Giornale sostenendo che siano «inaccettabili, le minacce di chi pensa di poter ricattare Venezia le sue istituzioni» e aggiunge che «le segnalazioni del caso saranno trasmesse alle autorità competenti. Lo ribadisco: no alla moschea a Venezia e in tutta Italia. Stop a ogni concessione di spazi a realtà islamiche finché non ci sarà un’intesa con lo Stato italiano, nel pieno rispetto delle nostre leggi, dei nostri valori e delle nostre regole. Basta arroganza e basta ricatti». Sembra però non pensarla allo stesso modo Abdullah Badinjki, consigliere comunale del Pd per la città di Pullo, molto attivo però su tutto il territorio, tanto che uno degli ultimi post lo vedono al fianco di Mahmoud Asfa, il genero di Sulaiman Hijazi (lo storico braccio destro di Mohammad Hannoun, in carcere con l’accusa di essere l’uomo a capo della cupola di Hamas in Italia). Quest’ultimo è indagato per terrorismo nella maxi inchiesta della Procura di Genova. Secondo Badinjki, sorridente nelle varie foto al fianco di Bersani o Schlein, sarebbe l’Italia a ricattare loro: «Prima integratevi e poi discutiamo del vostri diritto a un luogo di culto significa subordinare un diritto costituzionale a un giudizio arbitrario del sindaco. Chi esattamente deve integrarsi? Decine di migliaia di persone tutte insieme?». Una comunità che finge di non comprendere che non c’è alcuna violazione della libertà di culto e che sfida apertamente le nostre regole democratiche.

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