Scontro tra la redazione di Report e Il Tempo. Il quotidiano diretto da Daniele Capezzone, oggi, ha pubblicato un’inchiesta sui compensi dei cronisti della trasmissione di RaiTre, finita nella bufera mediatica con le indagini sull’attentato al conduttore Sigfrido Raucci.
Secondo quanto rivelato dal Tempo, nella stagione 2022-2023 sono stati elargiti stipendi faraonici per un totale di 2.206.083 euro. Una cifra salita a 2.524.200 euro nel 2023-2024 e a 2.909.316 euro nel 2024-2025. I casi più clamorosi sono quelli di Giulia Innocenzi e Giorgio Mottola. Alla prima, nel ’22-’23, sono andati 140.317 euro, poi 73.804 euro nella stagione successiva e, infine, 228.026 euro l’anno ancora dopo. Il secondo, nei tre anni presi in considerazione, ha percepito rispettivamente 230.195 euro, 269.259 e 303.052. Un’inchiesta decisamente poco gradita agli inviati e alle inviate di Report che hanno annunciato querela “per tutelare il proprio nome e il proprio lavoro, nei confronti de Il Tempo e di tutte le testate che riprenderanno le informazioni false e scorrette pubblicate”. Secondo i cronisti Rai, “la campagna di diffamazione contro i giornalisti e le giornaliste di Report oggi si arricchisce di un nuovo capitolo: i soldi” dato che “stamattina - si legge ancora nella nota - il quotidiano Il Tempo ha pubblicato cifre false e surrettizie spacciandole per stipendi dei giornalisti e delle giornaliste del programma”. Si tratterebbe di cifre “scorrette” e “artatamente aumentate” che “non indicano affatto la retribuzione individuale dei singoli inviati ma il totale delle spese sostenute per la realizzazione dei singoli servizi”. E ancora: “I giornalisti e le giornaliste di Report hanno per la maggior parte contratti di lavoro autonomo a partita Iva con la Rai e, in base al modello produttivo della trasmissione, autoproducono i propri servizi, pagando dunque di tasca propria i costi di trasferta, di montaggio e tutte le altre spese vive necessarie a condurre per mesi un’inchiesta”. La redazione di Report spiega, quindi, che “le somme pagate per i servizi giornalistici vanno dunque solo in parte a pagare i compensi dei giornalisti, una gran parte copre le spese di produzione già sostenute dagli inviati” e “grazie a questo modello produttivo, che scarica i costi vivi sui giornalisti, in questo modo li abbatte”. Report, insomma, sarebbe la trasmissione giornalistica “meno costosa della prima serata Rai, con circa 150 mila euro a puntata”, mentre “altre nella stessa fascia e sulla stessa rete arrivano a costare il doppio”. I redattori di RaiTre non hanno dubbi: “Se qualcuno intende occuparsi davvero di compensi faraonici in Rai, deve indirizzare l’attenzione ad altri giornalisti, graditi alla politica, che negli ultimi anni sono stati messi alla guida di trasmissioni rivelatesi fallimentari”
La replica del direttore Capezzone non si è fatta attendere. “Il collettivo di Report, strapagato con i soldi dei contribuenti, con la scombiccherata e controproducente ‘replica’ di oggi al nostro giornale, aggrava la propria posizione agli occhi degli italiani che pagano il canone’’, scrive in una nota. E ancora: ‘’Questi signori si arrampicano sugli specchi parlando di lordo e netto (differenza che riguarda ogni singolo lavoratore, anche quelli a 1500 euro al mese) e di spese sostenute. Tutti concetti già spiegati oggi nei nostri articoli”. Capezzone, poi, sentenzia: “La realtà è che molti di loro incassano più dell’appannaggio annuale spettante al Presidente della Repubblica (il quale, meritoriamente, se l’è anche ridotto). Il resto non merita commenti. Solo risposte e approfondimenti in Commissione di Vigilanza’’.
Immancabili le reazioni politiche con il M5S che attacca il gruppo Angelucci. “Oggi dagli articoli di alcuni quotidiani si capisce bene quale sia il vero obiettivo su Report e Ranucci: screditare la trasmissione e il suo conduttore per indebolire entrambi, troppo scomodi per il potere del mondo di Giorgia. Non ci sono riusciti con la raffica di querele, ora ci provano cogliendo l’occasione dell’attentato, di cui Ranucci è vittima, per metterlo sotto processo”, si legge in una nota degli esponenti M5s in commissione di vigilanza Rai. “Addirittura si fa passare Report come una fonte di spesa e sprechi mentre la Rai trae enorme beneficio dagli altissimi ascolti che porta a casa la trasmissione, anche in replica”, attaccano i pentastellati. Che, poi, si chiedono: “Perché Il Tempo dispone delle retribuzioni della redazione di Report e la commissione di Vigilanza Rai non ha mai potuto sapere a quanto ammonta il lauto compenso di conduttori calati dall’alto nel palinsesto di teleMeloni come Cerno, Monteleone e altri? Perché non rendere noto quanto è costato, anche in termini di perdita pubblicitaria, l’aver distrutto due reti per metterci dentro amici e amichetti come Barbareschi, Incoronata Boccia e altri?”. E ancora: “Ovviamente Il Tempo si guarda bene dal dire che nei compensi dei giornalisti di Report sono conteggiate anche le spese di produzione, di trasferte, di montaggio e di grafica”. I parlamentari Cinquestelle puntano il dito contro il quotidiano romano e il suo direttore: “E nel frattempo è già partito il solito giochetto: Capezzone pubblica e subito Fratelli d’Italia alza il polverone, il solito schema con i giornali di Angelucci pronti a servire il padrone e a colpire il nemico”. E, poi, un chiaro riferimento all’articolo di Francesco Boezi: “Altri articoli cercano di trattare come una notizia una non notizia, provando a far commentare a esponenti delle opposizioni - in qualche caso travisandone anche le affermazioni - qualcosa che non è mai stata nemmeno una lontana ipotesi: una candidatura politica di Ranucci. Il conduttore di Report ha sempre escluso questa possibilità”. I parlamentari M5S non hanno dubbi: “A prescindere dal tema fantasma della candidatura, ricordiamo che ogni nostra parola su Ranucci è sempre stata fondata su un unico obiettivo: sostenere e difendere dagli attacchi che piovono da più parti l’indipendenza del giornalismo d’inchiesta”. I membri della commissione di Vigilanza Rai pentastellati, poi, concludono:“Di questo ha bisogno la democrazia e per questo noi ci battiamo. Ma non siamo né ingenui né distratti, ci è molto chiaro a cosa serva questa operazione in corso: etichettare Ranucci come politicamente schierato e quindi rimuoverlo agevolmente dalla conduzione di Report. Perché il vero problema per il governo è averlo come libero conduttore di un programma di inchiesta giornalistica che non guarda in faccia nessuno”.
Chi, invece, chiede chiarezza è FdI. “Quale fantomatico clima di isolamento dovrebbe aver sofferto Ranucci e il programma Report se, come apprendiamo oggi da una inchiesta de Il Tempo e dalle parole di reazione degli inviati, quantomeno i costi per i servizi sarebbero lievitati proprio sotto la gestione attuale della Rai?”, si chiede Augusta Montaruli, Vicecapogruppo di Fratelli d’Italia e vicepresidente della Commissione di Vigilanza Rai. “La lista, comunque la si legga, smentisce ancora una volta le parole pubbliche del conduttore, ma potrebbe fornire agli inquirenti anche elementi per chiarire quelle intercettate tra Ranucci e il suo amico Lavitola”, aggiunge Montaruli. E ancora: “Patacca sono state le accuse al Governo, patacca sono le ragioni per le quali vi è stato pubblico lamento, e ci chiediamo cosa abbia portato a far lievitare con tali entità i costi della trasmissione se anche le accuse patacca mandate in onda sono aumentate in gravità, un insieme di diffamanti insinuazioni da cui professionisti del servizio pubblico dovrebbero, a maggior ragione oggi, prendere le distanze, per una questione di correttezza e deontologia più che per contributo economico”. Secondo Francesco Filini, capogruppo del partito in Commissione di Vigilanza Rai, “i dati emersi oggi dall’accurata inchiesta pubblicata oggi da Il Tempo svelano una realtà sconcertante sui costi reali della trasmissione ‘Report’”. Si tratta di “un vero e proprio salasso per le casse del servizio pubblico e, di conseguenza, per le tasche dei cittadini italiani”. Secondo Filini, che si dice pronto a presentare un’interrogazione in Commissione di Vigilanza, “è inaccettabile che chi si erge quotidianamente a paladino della morale e censore dei costumi altrui, peraltro confezionando inchieste a senso unico e quasi esclusivamente orientate a colpire il mondo del centrodestra e l’azione del governo Meloni, pesi in maniera così spropositata sul bilancio della Rai”.
