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Maranza, attentato a Ranucci, estremismo e crisi demografica: l’evento Fenix di Gioventù Nazionale

L’evento di Gioventù Nazionale a Roma ha già ospitato ministri e politici di primo piano di ogni schieramento, che si trovano sul palco per confronti franchi e serrati

L’evento Fenix di Gioventù Nazionale (giovanile di Fratelli d’Italia) è in pieno svolgimento e sul palco sta ospitando esponenti politici di ogni schieramento per garantire confronti plurali e ampi sui temi di maggiore interesse nazionale. Domenica, serata conclusiva, sarà sul palco anche Giorgia Meloni per un saluto conclusivo al movimento. Tra i tanti panel di oggi anche uno durante il quale è stato affrontato il tema della criminalità giovanile e dei cosiddetti maranza, il “movimento” dei giovani immigrati o italiani di seconda generazione che contribuiscono al deterioramento delle condizioni di sicurezza.

“Perché nasce il fenomeno del maranza? Non perché ci sono i trapper — quella è una conseguenza — e non perché ci sono i social, perché il maranza è talmente furbo da aver utilizzato i social solo per rafforzare se stesso. Esiste perché ci sono quartieri dove, quando ti guardi intorno, l’italiano non lo vedi. E l’unico italiano che c’è in una classe non trova alternativa per sopravvivere di accodarsi all’arroganza all’interno di un ghetto all’incontrario, perché qualcuno ha voluto che quel quartiere fosse esaltato per multiculturalismo e invece si è trasformato in una sacca di degrado dove la delinquenza del maranza trova si rafforza perché soprattutto se sei minorenne tranne casi eccezionali agisci già pensando che nessuno ti punirà e ritorni esattamente nello stesso contesto che ti ha permesso di avere in mano un coltello, una pistola”, ha spiegato Augusta Montaruli, vice capogruppo Fdi alla Camera dei deputati. “Per questo il ddl che inverte la presunzione di imputabilità di chi ha tra i 14 e i 18 anni è essenziale. C’è una sinistra che pensa che non dovrebbe essere consegnato a fare un servizio sociale e noi che pensiamo debba fare la messa alla prova anziché tornare a casa con un buffetto perché questo è l’unico modo per impedire che da adulto commetta di nuovo gli stessi errori e anche più gravi”, ha concluso.

Ma c’è stato spazio anche per parlare di altri temi, come l’attentato a Sigfrido Ranucci. I cronisti hanno approfittato della presenza di Chiara Colosimo, presidente della Commissione parlamentare Antimafia, per chiederle se confermasse l’opinione di togliere la scorta al giornalista, nonostante la Procura abbia confermato l’aggravante del metodo mafioso in merito all’attentato dinamitardo si suoi danni. L’esponente di Fratelli d’Italia ha chiarito che della scorta di Ranucci “non me ne occuperò più” ma “quello che ho detto ovviamente non lo rimangio”. Ha anche parlato della Strage di Via d’Amelio, da lei definita come “il più grande depistaggio della storia italiana, è certificato dalla Cassazione ma questo continua a non fermarsi, ogni volta che uno cerca di partire dal giorno zero si scatena l’inferno. Non è possibile continuare a parlare di lotte alla mafia senza dire la verità su quelle stragi altrimenti non siamo credibili”.

Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, invece, si è rivolto ai giovanissimi e ha indicato nella militanza il valore del “darsi” e del “dono del proprio tempo, del proprio spazio”, accompagnandolo a un netto rifiuto di “qualsiasi forma di ultranzismo, estremismo, violenza”. Ha ricordato “che oggi la P38 ve la disegnano nel recinto che contiene questa festa, un tempo la usavano per spararci. Era una orrenda stagione di scontri in cui una parte della cultura dominante parlava di ‘compagni che sbagliano’, se non peggio. Il lato positivo è che oggi ancora la violenza non sta risorgendo con la pericolosità degli anni Settanta e Ottanta”. Tra gli interventi di rilievo anche quello del vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto, il quale ha sottolineato che “la grave crisi demografica nel contesto europeo impatta in generale, ma impatta in modo particolare nelle aree interne”. Ma, ha aggiunto, “il diritto di restare non è in contrapposizione con l’opportunità di andare, perché in un mondo globale qual è quello che viviamo è chiaro che i giovani devono essere messi nelle condizioni di andare come vogliono, dove vogliono, per affrontare tutte le esperienze che ritengono opportuno fare”.

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