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“Se la sinistra punta sulle identità finisce nel tribalismo”

Parla Elisabetta Gualmini: “Quando abbandoni un linguaggio universale per abbracciare un linguaggio settario, crei una confusione e smarrimento nel tuo elettorato”

Elisabetta Gualmini all'evento di lancio del movimento Europeisti.eu, Milano, 15 giugno 2026. ANSA/MATTEO CORNER

Elisabetta Gualmini è politologa e docente all’Università di Bologna. È stata vicepresidente della Regione nella giunta di Stefano Bonaccini, nel 2019 è stata eletta al Parlamento europeo con il Pd e rieletta nel 2024. Nel febbraio 2026 ha aderito ad Azione passando al gruppo Renew Europe.

Professoressa, che idea si è fatta rispetto alla polemica sollevata da Giuseppe Conte sulla deriva woke della sinistra?

«Una doverosa premessa: Alexandria Ocasio-Cortez, che oggi sembra dettare l’agenda in tutto il mondo, non ha ripudiato la cultura Wok, ha solo spostato il baricentro dell’agenda progressista su tematiche meno identitarie, ma più legate allo sviluppo economico e alle disuguaglianze».

Lei concorda con questo spostamento?

«Riconosco che la cultura woke abbia avuto degli eccessi molto sbagliati. Lo spiega bene in un suo saggio, la filosofa Susan Neiman che fa vedere il paradosso cui la sinistra è arrivata. La sinistra nasce all’insegna dell’universalismo, dicendo che tutti sono uguali e a tutti, senza alcuna distinzione, occorre assicurare libertà giustizia e uguaglianza. È esattamente l’opposto del tribalismo cui invece la sinistra in parte è arrivata oggi».

Ci spieghi meglio.

«Oggi la sinistra arriva a definire una persona sulla base delle sue caratteristiche etniche piuttosto che sull’orientamento sessuale, il genere...Che è esattamente il contrario dell’universalismo che dovrebbe caratterizzare la cultura progressista».

Conte sostiene che la cultura woke non può essere «l’ossatura ideologica» della sinistra.

«Penso che in parte abbia ragione. Gli riconosco una grande abilità perché lui è riuscito a cogliere la palla al balzo e da fuori si ha l’impressione sia Conte a dettare i tempi e l’agenda della colazione di centrosinistra. E gli riconosco anche una certa coerenza».

In cosa?

«Il Movimento Cinque Stelle pur essendo nato su battaglie post materialiste, quali l’ambiente, la partecipazione e la democrazia digitale, in realtà non si è mai focalizzato in maniera particolarmente ossessiva sulla questione dei diritti civili».

Invece il Pd non lo è stato?

«Non è che il Pd che io ho frequentato fino a poco tempo fa abbia fatto dei diritti civili l’assoluta centralità del suo programma però sicuramente c’è stato uno spostamento dell’asse su un profilo più identitario».

Dovuto a cosa?

«Sicuramente è stata determinante la vittoria alle primarie di Elly Schlein e il profilo che legittimamente lei incarna».

Questo ha creato distanza fra il partito e l’elettorato a cui si rivolge?

«Sicuramente sì. Quando abbandoni un linguaggio universale per abbracciare un linguaggio settario, crei una confusione e smarrimento nel tuo elettorato».

E questo cosa comporta?

«Che le persone non sentendosi ascoltate nei loro bisogni materiali, quali il lavoro, la correzione delle disuguaglianze, la possibilità di avere risposte sulla sanitàportano alla nascita dei partiti populisti».

Secondo lei quale è il vero obiettivo di Conte?

«Cercare di prendere i voti sia a destra che a sinistra, cercando di apparire il moderato della coalizione. Vedo in lui un tentativo di posizionarsi in maniera strategica».

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