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Sigfrido attacca sui costi di Report. E l’Anm lo scarica

La redazione minaccia querele contro il Tempo. Le toghe: “Errore tirare per la giacca Falcone e Borsellino”

La fronda del M5s prende le distanze dall'ex idolo Ranucci. E la Rai fa verifiche su fonti e correttezza

La colpa secondo i soliti noti è sempre degli Angelucci. Report, sinistra e sindacati accusano l’editore del Giornale, Libero e Tempo. Ma non rispondono nel merito della questione, ovvero i compensi e i costi della squadra di Report pubblicate ieri da Il Tempo. Nessun chiarimento nel merito, ma minacce di querele. Sui social Ranucci sentenzia: «Grave diffusione di un documento interno strategico per l’azienda visto che rende pubblici i costi di una produzione di punta della Rai come Report. Presenteremo denuncia anche al comitato etico su chi in Rai abbia fornito al tempo tale documentazione sensibile». Poi apre le danze la presidente della Vigilanza Rai, Barbara Floridia: «La pubblicazione dei costi di Report è un atto grave per due motivi. Il primo è che è chiaro l’intento diffamatorio portato avanti dai giornali di Angelucci con l’obiettivo di screditare una delle trasmissioni più importanti del servizio pubblico e puntare alla rimozione del suo conduttore», attacca la grillina. A ruota il capogruppo al Senato di Avs Peppe De Cristoforo: «La Rai spieghi come ha fatto il giornale di Angelucci ad avere dati che dovrebbero essere riservati». Lesa maestà.Nessuno, però, entra nel merito. Il premio va al leder dei Verdi Angelo Bonelli che chiede di aprire un audit: «L’azienda apra immediatamente un audit per accertare chi conosceva quei dati, chili ha sottratti e chili ha consegnati all’esterno. Oppure gli audit in Rai servono soltanto per intimidire e colpire i giornalisti sgraditi al governo?». I giornalisti di Report, intanto, annunciano una querela. Lamentando la pubblicazione di dati riservati.Dal fronte della maggioranza interviene Francesco Filini, deputato Fdi e componente della Vigilanza che annuncia un’interrogazione parlamentare. Da registrare il silenzio dei big del Pd, mentre in azienda i sindacati si attaccano a vicenda.L’Usigrai si ribella: «Stiamo assistendo a innumerevoli tentativi di colpire un programma d’inchiesta che di certo dà fastidio alla politica, compreso il partito sui cui scranni siede in Parlamento l’editore del quotidiano». Poi arriva la replica dell’Unirai: «Riecco i mangiatori di loto, il frutto che nell’Odissea provoca l’oblio. Dopo settimane di silenzio, Usigrai Fnsi e Ordine dei giornalisti sembrano improvvisamente essersi risvegliati: oggi invocano la riservatezza sui compensi dei colleghi di Report, denunciano presunte inquietanti “manine” aziendali e si mobilitano con grande solerzia. Nulla da dire sul principio. Anzi: la riservatezza è un diritto e va tutelato. Ma viene spontanea una domanda: vale sempre o soltanto quando riguarda Report?».Ma il cerchio attorno a Ranucci si stringe anche dal fronte della magistratura. A esprimersi ai microfoni del Tg1 è il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Tango, rispondendo al Tg1, a proposito del post nel quale Sigfrido Ranucci, il 12 agosto scorso, si era accostato a figure come Falcone e Borsellino: «Sono figure eccezionali, esempi di grandi uomini e magistrati, per certi versi irraggiungibili per chiunque. In tanti purtroppo, anche in tempi recenti, provano a tirarli per la giacchetta e ciò è avvenuto anche durante la campagna referendaria. Ed è sempre sbagliato farlo». A non gradire minimamente le esternazioni del conduttore anche il componente del Csm Felice Giuffrè: «In questa vicenda i nomi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono stati tirati in ballo come scudo, come argomento polemico, come titolo di legittimazione personale: prima nell’autoaccostamento operato dallo stesso Ranucci, poi nell’uscita del direttore Travaglio che, per difendere un sodale, non ha esitato a evocare la collocazione istituzionale di Falcone nel governo Andreotti. È un uso improprio e, dico francamente, indecoroso».


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