Il "Solone del libro" chiacchiere, noia e i soliti noti

Confesso: anch'io un anno, non ricordo quale, sono stato al Salone del libro. Da allora non è cambiato niente, se non in peggio

Il "Solone del libro" chiacchiere, noia e i soliti noti

Confesso: anch'io un anno, non ricordo quale, sono stato al Salone del libro di Torino. Tanti volumi, pochi acquirenti, chiacchiere vuote. Da allora non è cambiato niente, se non in peggio: i soliti incontri, le solite facce, per non dire dei dibattiti, gli stessi di sempre improntati alla noia, denominatore comune di ogni edizione di questa «fiera del bestiame». L'ultima delle quali, in corso, passerà come le altre: senza lasciare traccia nella memoria dei visitatori che, nel 2014, torneranno a Torino per abitudine, per farsi vedere. Partecipo ergo sum: ne parlo con gli amici e faccio sapere in giro che sono interessato al magico mondo di quelli che leggono e discutono di letteratura, il sale della vita. Chi non legge non esiste, al massimo campa e magari vota Silvio Berlusconi perché i confini del suo cervello si fermano nei dintorni di Arcore.

La rassegna torinese dovrebbe almeno modificare non dico la ragione sociale, ma la denominazione: non più Salone del libro, ma Solone del libro, in omaggio a Fabio Fazio. Questi infatti è il vero piazzista dei prodotti editoriali; i critici che firmano recensioni sui giornali contano zero. Le loro analisi suscitano indifferenza anche in coloro che le compulsano. Vuoi mettere l'ex imitatore che imperversava sulle emittenti minori negli anni Ottanta, presentatore del Festival della canzone di Sanremo nonché titolare del programma Che tempo che fa, perla di Rai3?

Con la sua faccetta da bravo ragazzo d'oratorio, Fazio, a forza di invitare chiunque - non di destra - abbia vergato un centinaio di cartelle progressiste per dire che l'Italia fa schifo per colpa del Cavaliere, è entrato di diritto nel novero degli impresari di cultura. Non mi stupirei se qualcuno lo proponesse per il Nobel che, d'altronde, è stato assegnato anche a Dario Fo. Fazio è un tipo ammodino, corteggia con garbo gli ospiti, li fa sentire a casa loro e ne riceve in cambio lodi e apprezzamenti. Gli autori di saggi e romanzi che hanno l'onore di fare ingresso nel suo studio e di sedersi davanti a lui non hanno nulla da temere e tutto da guadagnare.

Le domande di Fabio sono formulate nel pieno rispetto della sintassi: soggetto, verbo, complimento oggettivo. La trasmissione assume il valore e l'efficacia di un digestivo. Il Salone di Torino e Che tempo che fa sono cucinati con il medesimo lievito: mai un acuto, mai una polemica, mai una provocazione. Vanno giù come acqua fresca. All'appuntamento con le novità librarie, quest'anno come sempre, si presentano personaggi noti e questo basta per richiamare i cronisti specializzati che garantiscono articoli laudatori e conformistici. Cosicché gli organizzatori si persuadono di avere fatto centro, e pensano di essersi assicurati finanziamenti anche per il 2014.

Attenzione, non sto parlando male di questa sagra. Registro semplicemente i fatti. E che fatti. Quante star hanno gratificato i visitatori abbassandosi al loro livello! Matteo Renzi spiega al volgo il suo capolavoro, Oltre la rottamazione, atteso dal popolo per capire finalmente cosa succederà nel Pd. Poi un evento: Massimo Gramellini che riscrive il suo best seller in pubblico. Fenomenale. Altre iniziative spettacolari. Celebrazioni di Paolo Villaggio. Osanna per Daria Bignardi che offre alle plebi la propria fatica, L'acustica perfetta.

Udite udite: Serena Dandini si lancia nell'argomento del giorno, il femminicidio e sforna un titolo da brivido, Ferite a morte. Gianni Riotta illuminante: Il web ci rende liberi?. Allarme: Alberto Asor Rosa non si tira indietro e discetta dei suoi Racconti dell'errore, che presumo numerosi. Nella sezione ospiti eccezionali, ecco il dibattito sulle Grandi illusioni di Giuliano Amato e Andrea Graziosi. Però, che roba.

C'è dell'altro: monsignor Rino Fisichella si cimenta sull'utilità della fede; Paolo Flores d'Arcais dialoga con Vito Mancuso su Il caso o la speranza?. Il tutto sotto un titolo-slogan che la dice lunga: «Dove osano le idee». Giustificata a questo punto l'apparizione di Umberto Eco ed Eugenio Scalfari. Il primo ha detto che dopo i 40 anni, avendo viaggiato troppo all'esterno, ha cominciato a farlo dentro di sé, cosa che non poteva fare con articoli di giornale. Bene, abbiamo compreso perché non cessa più di scrivere libri. Il secondo, immenso, ha dichiarato: siamo un Paese con molto metano, ma senza Enrico Mattei.
Non me n'ero accorto. Grazie dell'informazione colta.

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