Di nuovo gli accessi abusivi a dati sensibili. E di nuovo i timori di possibili altri dossieraggi, dopo le scorie lasciate dal caso di Pasquale Striano, l’ex finanziere accusato di aver esfiltrato informazioni dalle banche dati della Direzione nazionale antimafia per conto di amici e giornalisti.
Questa volta, a differenza di quella vicenda giudiziaria, al centro delle spiate c’è la premier Giorgia Meloni. La Procura di Roma, come rivelato da Repubblica, ha chiesto il rinvio a giudizio, per accesso abusivo a sistema informatico, di una dipendente dell’Inps che avrebbe curiosato nei dati della presidente del Consiglio.
In particolare la donna avrebbe eseguito per tre volte l’accesso a varie informazioni riservate. Il 7 febbraio 2025 sarebbe entrata per due volte, senza evidentemente alcuna ragione di servizio, all’anagrafica dell’Istituto di previdenza per consultare il profilo di Giorgia Meloni, contenente informazioni come codice fiscale, data, luogo di nascita e indirizzo di residenza. E poi una terza volta avrebbe eseguito l’accesso ai dati relativi ai contributi della premier, un’area dove sono elencati i periodi di versamento, la tipologia e altri dettagli sulle alle attività lavorative che li hanno originati.
La donna, viene spiegato, è una dipendente che all’epoca dei fatti era stata assunta da poco al coordinamento generale medico legale. Per la Procura avrebbe abusato della sua posizione e delle sue credenziali per entrare nelle banche dati. Ma è giallo sul movente, visto che la donna non ha risposto agli inquirenti sul motivo di quegli accessi. Non ha spiegato se siano stati eseguiti su mandato di qualcuno o se nel farli sia stata mossa da una curiosità morbosa e illecita.
Gli accessi anomali erano emersi grazie a un controllo dell’Inps, che nel procedimento è parte insieme con la premier Meloni. Era stato l’Istituto a trasmettere alla Procura di Roma le evidenze rilevate da una verifica interna sulla protezione dei dati.
Non è la prima volta che la presidente del Consiglio finisce bersaglio di ricerche abusive. Nel 2024 era stata oggetto delle attenzioni di un altro dipendente infedele di un istituto bancario di una filiale di Bisceglie, che oltre a Meloni aveva spiato 3.500 clienti, tra cui 34 politici di centrodestra e di centrosinistra, compreso il ministro Guido Crosetto. L’uomo si era difeso definendosi un «malato di curiosità» e aveva dichiarato di aver agito da solo, senza mandanti. Restano però episodi gravi, anche per la difficoltà nell’accertare che dietro la morbosità non ci siano richieste diverse.
