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Tfr, Meloni smonta la bufala del Pd: “Non hanno neanche letto il provvedimento”

Morani e Benifei accusano il governo di aver cancellato la clausola di salvaguardia. Ma la norma è stata semplicemente riscritta nel nuovo Testo unico

Per smentire l’ultima campagna del Pd sul Tfr a Giorgia Meloni sono serviti due articoli di legge. Anzi, a ben vedere ne sarebbe bastato uno. Il numero 21. Perché la “stangata silenziosa” denunciata in queste ore da alcuni esponenti dem ha un piccolo difetto: la norma che, secondo loro, il governo avrebbe cancellato è ancora lì.

La polemica nasce dalle dichiarazioni di Alessia Morani e Brando Benifei. La prima ha lanciato sui social l’allarme parlando di “un’altra stangata silenziosa sui lavoratori”, sostenendo che dal primo gennaio 2027 sarebbe stata eliminata la clausola di salvaguardia sul Tfr. Sulla stessa linea Benifei, che ha accusato l’esecutivo di voler fare cassa sulla pelle dei lavoratori.

Il problema è che la ricostruzione non regge alla lettura del decreto. Il nuovo Testo unico delle imposte sui redditi, approvato con il decreto legislativo 117 del 2026, effettivamente all’articolo 376 abroga la vecchia disposizione. Ma lo fa perché quella stessa disciplina viene trasferita nel nuovo impianto normativo. L’articolo 21, comma 11, mantiene infatti la clausola di salvaguardia.

Ed è proprio qui che interviene Giorgia Meloni: “Leggo alcuni post di esponenti di primo piano del Partito Democratico e non so sinceramente cosa sia più grave: se, quando li hanno scritti, fossero consapevoli di raccontare una cosa falsa oppure se non lo fossero”.

La presidente del Consiglio entra subito nel merito della questione: “Ci raccontano che dal 2027 il Governo avrebbe fatto sparire la clausola di salvaguardia sul TFR, con una “stangata silenziosa” ai danni dei lavoratori. E per dimostrarlo citano trionfalmente l’abrogazione prevista dall’articolo 376 del D.Lgs. 117/2026”.

Poi arriva il passaggio che smonta alla base l’accusa dei dem: “C’è solo un piccolo problema. Quello che stanno citando è un Testo unico. E nello stesso identico decreto, prima di arrivare all’articolo 376, sarebbe bastato fermarsi all’articolo 21”. È lì, infatti, che si trova la disposizione decisiva. E la Meloni lo sottolinea senza troppi giri di parole: “Al comma 11 la clausola di salvaguardia sul TFR è lì, nero su bianco. E, nel caso non fosse abbastanza chiaro, lo stesso articolo la richiama espressamente”.

Il punto, quindi, non è l’eliminazione della tutela, ma il riordino della normativa. La vecchia disposizione viene abrogata perché sostituita da quella contenuta nel nuovo Testo unico: “Quindi cosa succede davvero? Una cosa molto semplice. Il Testo unico riordina la disciplina, riproduce la clausola di salvaguardia nella nuova normativa e abroga la vecchia disposizione che sostituisce”.

La contestazione della Meloni a Morani e Benifei è tutta qui: aver preso l’abrogazione della vecchia norma e averla trasformata politicamente nell’abolizione della tutela: “Loro, invece, prendono l’abrogazione della vecchia norma e la presentano come l’abolizione della tutela”. Da qui l’affondo politico, il più duro del post: “È campagna elettorale? Non sanno come funziona un Testo unico? Temo sia molto peggio: che non abbiano nemmeno letto il provvedimento che stanno commentando. Perché sarebbe stato difficile arrivare all’articolo 376 senza accorgersi che l’articolo 21 smentisce tutta la storia”. E la chiusura è ancora più tagliente: “E questi signori, sono politici ed esponenti delle istituzioni del Pd”.

E così la presunta “stangata” denunciata dal Pd si trasforma in un autogol. La Morani e Benifei hanno indicato l’abrogazione come prova della cancellazione della tutela. La Meloni, invece, ha semplicemente indicato l’articolo in cui quella stessa tutela è stata riscritta. In questo caso la polemica politica viene dopo. Prima c’è il testo della legge. E il testo, almeno su questo punto, lascia davvero poco spazio alle interpretazioni.

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