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La protesta manda in tilt la sinistra: “Tra noi troppi che giustificano...”

Magi: “I maranza saranno un problema anche per noi”. L’analisi del dem Alfieri: “La domanda di sicurezza alla fine premia sempre il centrodestra, nel nostro schieramento c’è chi condanna e poi aggiunge sempre un ma”

Ecco il nuovo pantheon dei radicali di +Europa

Per un personaggio abituato a semplificare e a parlare per iperboli come Vannacci quelle piazze devastate e quei negozi assaltati sono un invito a nozze sul piano elettorale. Lui, il Generale, parla già di rastrellamenti dei facinorosi: «Andremo a prendere i delinquenti casa per casa». I suoi, invece, in Parlamento presentano una proposta di legge che fornisce alle forze dell’ordine uno scudo penale. «Come l’I.C.E. di Trump», ci tiene a precisare Rossano Sasso cioè gli agenti dell’agenzia per il controllo dell’Immigrazione che sparano sulle strade americane.

Ma per i più razionali di entrambi gli schieramenti gli scontri dell’ultimo week-end sono una patata bollente con cui tutti si possono ustionare le mani. È assediato il palazzo del governo, ma paradossalmente pure quello dell’opposizione. «È una protesta - sintetizza il radicale Magi - che colpisce entrambi i poli».

Nessuno è attrezzato di fronte ad un fenomeno inedito e antico allo stesso tempo. Le proteste sono di vario segno, plurali, diverse e contraddittorie: alcune legittime altre invece sconfinano nel delinquenziale. C’è di tutto: dagli studenti alle prese con il caro-vita; e ancora, i «maranza», gli immigrati di seconda generazione che assaltano i negozi attratti dagli oggetti «cult» del benessere: lunedì scorso, all’indomani del saccheggio, su «Vestiaire collective» c’è stata un’esplosione di proposte di vendita di borse di lusso. E poi ci sono gli agricoltori e gli autotrasportatori alle prese con il caro energia; i centri sociali e le ultime propaggini «no-vax». E la propaganda russa che come in altri paesi europei soffia sulla protesta. La strumentalizza. Ormai su tweet se stai dalla parte dell’Ucraina i «bot» ti assalgono anche usando il cirillico.

Insomma, si tratta di un coacervo di soggetti e di ragioni che è difficile maneggiare. Tant’è che il ministro dell’Interno, Piantedosi, predica prudenza mentre il ministro della Difesa, Guido Crosetto, non ha problemi a confidare: «Dietro c’è pure la manina di Mosca». Ecco perché è un errore semplificare. Lo può fare Vannacci per attitudine e calcolo politico ma gli altri - almeno sulla carta - debbono dosare la risposta dello Stato, che deve comprendere senza giri di parole la repressione dei reati, ma contemporaneamente deve avere la capacità di analizzare le ragioni, di discernere e distinguere tra le varie proteste anche perché una loro saldatura - come sta avvenendo in Francia - sarebbe foriera di grossi guai.

Appunto, maggioranza e opposizione di dovrebbero parlare. Questo dovrebbe essere fatto sulla «carta» poi però c’è la tragedia (vera) che il fenomeno ha fatto irruzione sulla scena - e magari non a caso - proprio all’inizio della campagna elettorale. E i condizionamenti elettorali finiscono per complicare il quadro. Per bloccare ogni dialogo. Inducono purtroppo a semplificare.

Osserva l’ex-ministra pd, Paola De Micheli: «Il governo continua a sfornare decreti sicurezza che non servono ad un tubo. Siamo di fronte a fenomeni pre-politici: gli esclusi vogliono avere quello che hanno gli inclusi o spaccano tutto. Poi c’è il disagio sociale e la Russia - ha ragione Crosetto - che fomenta le proteste. Un anno fa il capo dell’Esercito, gen. Masiello, ci spiegava che la guerra non si fa più con i carri armati ma logorando dall’interno le democrazie occidentali. Oggi a Piacenza con quelli che sul web incitavano ad assaltare le scuole metà degli studenti non sono andati a scuola. Se fosse successo tre anni fa con il governo avremmo cercato una linea comune. Ora con le elezioni - e con il maggioritario - siamo costretti a spararci addosso. Una tragedia».

Non c’è il dialogo ma capire chi ci rimetterà per queste proteste sul piano elettorale è un terno al lotto. È un rebus se si pensa che i negozi al Nord sono stati svuotati dai maranza, mentre i supermercati al sud sono vuoti per gli autotrasportatori. In fondo cinquant’anni fa Allende fu fatto fuori in Cile dallo sciopero dei camionisti. Ma neppure la sinistra può dormire sonni tranquilli. «La domanda di sicurezza - ragiona Alfieri della segreteria del Pd - alla fine premia sempre la destra. Magari saranno maldestri ma hanno già cominciato a mettere su il circo sull’uso dell’esercito a fini giudiziari. Noi che possiamo fare di più che aver definito i devastatori di Milano dei delinquenti?! Il problema per noi è che ci sono frange a sinistra che poi condiscono questo giudizio con tanti ma».

Siamo dentro un frullatore. Tutti i riferimenti cambiano. Al punto che trovi in mezzo al Transatlantico due destre litigare su Ucraina, Europa, Putin e Trump. Il vannacciano Sasso spara sulle prime due ed esalta gli ultimi due. Rampelli, di Fratelli d’Italia è categorico: «L’Europa è una strada obbligata, possiamo cambiarla ma non c’è alternativa. Putin e Trump, invece, non vogliono che esista. E la guerra all’Ucraina è una guerra all’Europa». Il mondo cambia.

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