I tre, forse quattro, candidati a sinistra già c’erano. Adesso tocca alla segretaria Elly Schlein sbrogliare l’avvelenata matassa delle primarie. E davvero non c’è da invidiarla. Anche perché nel frattempo il centrodestra ha diradato le sue nebbie e con la senatrice Mariastella Gelmini che ieri ha imposto le mani su Maurizio Lupi, la griglia è ormai completa. E ricca. Un tridente d’attacco, con il leader di Noi moderati che raggiunge anche ufficialmente il sottosegretario alla Difesa Perego di Cremnago e l’eurodeputata Silvia Sardone, battezzata domenica da Salvini sul sacro suolo di Pontida. Si pensi (e si voti) quello che si vuole, ma tre profili di gran rispetto. Ognuno con una diversa storia personale, ma tutti solidamente legati a Milano: assessore «intelligente» nell’indimenticabile prima giunta Albertini fu Lupi che dunque ben conosce le stanze e le insidie di Palazzo Marino, arcigna vedetta sul territorio e oggi consigliera comunale Sardone, milanese da generazioni e accorto politico Perego. Sarà difficile scegliere? Può darsi, ma per i latini melius est abbundare, quam deficere. Resterà deluso chi a sinistra immaginava che un centrodestra dato per sfavorito avrebbe a fatica trovato un kamikaze disposto a tentare l’impresa. Non è stato così e oggi c’è addirittura il problema di dover scegliere tra profili così alti. Ed è forse per questo che l’ultimo sondaggio, confezionato da una società vicina alla sinistra, dà il fronte dei moderati in gran risalita. Tanto che oggi immaginare la vittoria non è più un miraggio. Resta da capire cosa faranno i generali Burgio e Vannacci. C’è da sperare tutto, ma non un regalo alla sinistra. Ché i milanesi, dopo 15 anni, ne hanno già abbastanza.

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