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Troppo tardi, la sinistra si pente del politicamente corretto

Retromarce fuori tempo massimo sulla “cancel culture” dopo la provocazione di Conte. Per Casalino è stata danneggiata la comunità gay. E Boldrini imbarazzata: “La destra strumentalizza”

Boldrini Casalino

Non è una frenata generalizzata, ma certo il colpo è andato a segno. Imbarazzi. Retromarce punteggiate da precisazioni scivolose, l’ammissione che si è andati troppo oltre. L’affondo di Giuseppe Conte contro il woke ottiene consensi a raggio largo, dove meno te lo aspetti. E mette in difficoltà Elly Schlein, tanto per cambiare silente sul tema, scavalcata a destra ma anche un po’ a sinistra dal leader 5 Stelle nella lunga rincorsa alla candidatura per le elezioni politiche del 2027. Colpiscono per esempio le parole di due personaggi diversi fra loro, ma ugualmente schierati come Rocco Casalino e Laura Boldrini, tutti e due interpellati dal Corriere della sera. «Il movimento woke ha portato attenzione su discriminazioni e diritti Lgbtqia+ ma alcune estremizzazioni - spiega il direttore de La sintesi - hanno finito per danneggiare la comunità». L’ex portavoce dell’allora premier Conte non rimane sul vago ma fa un esempio concreto: «Penso alle competizioni femminili delle atlete. Se si sostiene che una persona transgender debba essere considerata in ogni contesto come una donna biologica, ignorando l’equità sportiva, si offre a chi è omofobo un argomento per attaccare ingiustamente l’intera battaglia per i diritti Lgbtqia+».

Ecco, è come se Conte avesse diagnosticato al centrosinistra un’ubriacatura collettiva da woke. Ora, molti sono costretti a riconoscere che «Giuseppi» ha almeno una parte di ragione. Un pentimento affannoso e tardivo, con vista sulle urne. In ogni caso, anche negli Usa la critica al politically correct eletto a dogma è partita da una campionessa della sinistra radicale come Alexandria Ocasio-Cortez che ha messo nel mirino la prima fase della rivoluzione woke, definendola «folle». Insomma, Conte capitalizza e disegna la strategia per la variopinta armata che dovrebbe mandare a casa il centrodestra. Ancora di più perché pronuncia parole nette: «Alla sinistra non serve il woke, il nemico da combattere è questa società di diseguali». Così gli altri sono costretti a inseguire, fra distinguo e variazioni sul tema. Ecco che Boldrini rivendica il suo impegno nella prima linea dei diritti civili: «Sono state fatte necessarie battaglie di civiltà contro le discriminazioni e il razzismo». Poi però aggiunge: «In Italia l’approccio è stato diverso da quello degli Usa con slogan non così radicali». E ancora: «Non mi risulta che in Italia si sia fatta una lettura della storia con occhi diversi da quelli del mainstream. Noto una strumentalizzazione della destra». Dunque, Boldrini prende le distanze dalle incredibili tesi della cancel culture, corredo pernicioso del woke, che chiede scusa a tutto e a tutti, interpretando la storia di ieri, e dell’altro ieri, con la sensibilità contemporanea. Anche su questo crinale il vento anomalo che soffia dalle università americane non trova consensi e neppure suscita fascino. Anzi.

Dalle colonne di Repubblica Matteo Renzi abbatte il piedistallo del woke: «Si è colpita la libertà di espressione reintroducendo forme di censura». «Superare il woke - è la conclusione - significa aprire una riflessione sull’identità culturale del nostro tempo». E combattere quel male oscuro che gira e rigira, ha un nome solo: nichilismo. Quel cupio dissolvi dell’Occidente che si inginocchia davanti alla propria ombra. Così Alessandra Maiorino, responsabile diritti civili dei 5 Stelle, è costretta a fare esercizio di equilibrismo: «Le parole di Conte sono di una chiarezza solare. Chi parla di passi indietro ignora i fatti». Ma non può far finta di non vedere le stilettate dell’ex premier. È il revisionismo del Campo largo e la fuga dai comandamenti del politicamente corretto. Sempre lodati ma mai amati.

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