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Tutto è cominciato con la “passeggiata” del Festival pro Pal

Francesca Albanese, Relatrice Speciale Onu, proprio oggi dialoga con Simone Daversa del Gruppo autonomo portuali di Livorno, Sami Hallac di Freedom Flotilla e Maria Elena Delia, portavoce Global Sumud Flotilla

Nuovo delirio per la Albanese: "Violenza del 7 ottobre colpa di Israele”

Se lo sono detti tra di loro, in questi giorni: questo sarà l’ultimo valzer dei no tav. I più violenti queste parole le hanno prese alla lettera e si sono messi in testa che il finale sarebbe stato con il botto. Si sono messi a marciare e a distruggere ogni cosa che si trovavano davanti, per dare una lezione allo Stato e a chi lo rappresenta, per gridare forte che adesso le parole sono finite e comincia la lotta senza quartiere. Chi ci sta è benvenuto e gli altri possono tornarsene a case. Il «Festival dell’Alta Felicità» è lo scenario di una storia che sta prendendo strade incontrollabili, non previste, oltre le intenzioni degli organizzatori. La Woodstock della Valle è arrivata al capolinea della sua stagione, e come tutte le cose che finiscono si aggrappa alla liturgia, ai simboli, ai morti da ricordare, alle date sacre del 27 giugno e del 3 luglio 2011, quando i cantieri erano ancora una frontiera e non una routine. Sul prato di Venaus, in Val di Susa, il No Tav è solo la buccia, il pretesto che tiene insieme una galassia che altrimenti si sfarinerebbe. Sotto la buccia c’è tutto il resto. C’è l’ambientalismo che non parla più di treni e di gallerie ma di modello di civiltà, di capitalismo da abbattere, di terra da difendere con il corpo. C’è la Palestina, che ormai è la parola magica di ogni raduno di movimento, la bandiera che sventola accanto a quella No Tav, il lutto universale che assorbe ogni altro lutto. C’è la solidarietà ai minorenni in carcere per i cortei di Gaza, ci sono i prigionieri politici, c’è Barghouti evocato come un santo laico, il Mandela che fa comodo a tutti. La valle diventa il punto dove convergono tutte le rabbie del pianeta, dal G8 di Genova a Cuba sotto sanzioni, dagli agricoltori indiani ai palestinesi della Cisgiordania, e ognuna presta la sua fiamma alle altre. Francesca Albanese, Relatrice Speciale Onu, proprio oggi dialoga con Simone Daversa del Gruppo autonomo portuali di Livorno, Sami Hallac di Freedom Flotilla e Maria Elena Delia, portavoce Global Sumud Flotilla.È un ecumenismo del rancore, dove ogni causa vale l’altra purché ci sia un nemico da nominare e una barricata da alzare. La montagna e Gaza, l’anarchico che sogna la rivoluzione balla con il ra.

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