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Un autunno in rosso

La sinistra, che pensava di cavalcare la tigre no-global, oggi scopre che la tigre ha fame di democrazia liberale

No Tav Val di Susa

Tutto cominciò col vapore di un progresso negato, lassù in Val di Susa. Doveva essere la culla della «democrazia resistente», è diventata l’accademia della guerriglia. La sinistra, che pensava di cavalcare la tigre no-global, oggi scopre che la tigre ha fame di democrazia liberale. Il cortocircuito è servito: un’alleanza tra il rosso sbiadito dei centri sociali e il fondamentalismo islamico. Sotto le bandiere No Tav si deraglia dal buonsenso. La strategia è chiara, da Bologna alle vette piemontesi: non è rabbia spontanea, è addestramento. Le icone di questo nuovo mondo, da Francesca Albanese a Ilaria Salis, sono il manifesto di un’Italia che ha smesso di discutere

per iniziare a colpire. Benvenuti nell’anno delle fiamme: la miccia è stata accesa in valle, e la sinistra ha finito l’acqua per spegnerla.

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