A Cernobbio è il giorno di Roberto Vannacci, arrivato al Forum per un confronto con Mario Monti. “Più che un ReArm Europe servirebbe un Reborn Europe” le prime parole del generale. “Io cercherò di parlare del futuro dell’Europa e del futuro dell’Italia e dei paesi che la compongono. Ma intanto dovremmo dare per scontato che esista un futuro”.
“Perché con un tasso di fertilità al 1,41% in Europa, il nostro futuro, quello del mondo che conosciamo, di tutta questa materia, probabilmente è di corta durata. Se vogliamo un futuro migliore per le prossime generazioni, dobbiamo anche pensare di generarle le prossime generazioni”, ha aggiunto.
Immediata la replica di Monti. “È mia convinzione che populisti e nazionalisti nella maggior parte dei casi vanno contro l’interesse del popolo e della nazione che pensano di difendere”, ha detto.
“Amo molto l’Italia - ha spiegato il professore - e ho cercato di farlo al meglio, facendo anche sacrifici personali come quando chiesi al Paese di fare sacrifici, ma come Camus ’amo troppo il mio Paese per essere nazionalista’”. “Questa - ha sottolineato - è esattamente la mia posizione e le cose da lei non ricordate successe tra il 1950 e il 1992, che hanno proteso la fine della guerra tra gli stati dell’Ue, sono avvenute perché i nazionalismi hanno per un momento declinato il capo”. “Nel gennaio del 1995, nel mio primo giorno al Parlamento europeo dove ora siede lei - ha raccontato Monti - le ultime parole di Mitterrand, morto di lì a poco furono ‘le nationalisme c’est laguerre’”, il nazionalismo è la guerra".
Non solo. Monti ha fatto anche notare a Vannacchi che “Lei la Costituzione della Repubblica Italiana sulla quale ha giurato e quando diventerà Ministro o Capo del Governo ri-giurerà, più o meno con lo stesso testo, la viola palesemente col suo programma in molti punti che sono anche in violazione della Carta fondamentale dei diritti umani dell’Unione Europea dalla parità di genere a tante altre cose”.
