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Vannacci litiga coi preti ma punta anche al voto dei cattolici

Polemica per l’appellativo di “camerata” a San Paolo. Il silenzio dei vescovi sul generale

Il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci al Caff� de La Versiliana a Marina di Pietrasanta (Lucca), 8 agosto 2026. US FONDAZIONE VERSILIANA +++FOTO DIFFUSA DALL'UFFICIO STAMPA - USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE - NON VENDERE - NON USARE PER FINI NON GIORNALISTICI - NPK+++

A undici sacerdoti non è piaciuto l’appellativo di «camerata» per san Paolo? Roberto Vannacci se ne frega e, anzi, lo rivendica sui social con un laconico «me ne farò una ragione». Il generale può permetterselo perché scorrendo l’elenco dei firmatari della lettera di rimprovero si scorgono nomi di preti legati all’associazionismo cattolico «di sinistra». Un mondo, insomma, dove difficilmente può sperare di raccogliere consensi. Rivedendo le immagini della conferenza incriminata, peraltro, si capisce bene che quel «camerata» riferito all’apostolo in realtà era un’antifrasi. L’indignazione per l’associazione ad un santo di un termine legato a «ideologie totalitarie e di parte» stona col silenzio a cui siamo abituati di fronte a chi da decenni ama definire Gesù come «il primo socialista» o «il primo comunista» della storia. Al di là della polemica in sé, la totale assenza d’interlocuzione con la Chiesa può diventare un problema per un partito che ha messo nel suo programma la difesa dell’«identità cristiana». La Cei non fa i salti di gioia di fronte all’agenda vannacciana sulla remigrazione, ma la presidenza Zuppi ha deciso di non personalizzare i moniti alla politica per evitare gli errori commessi prima delle elezioni del 2018, quando l’allora segretario generale Nunzio Galantino ingaggiò una battaglia quasi quotidiana contro la Lega. Il risultato alle urne cristallizzò la scarsa influenza della Cei sull’elettorato cattolico, sconfessando la gestione Galantino.

All’epoca, però, Matteo Salvini riuscì ad accreditarsi nei settori conservatori della Chiesa. Al momento, invece, Futuro Nazionale non ha cercato né ha trovato alcuna sponda da quelle parti. A complicare le cose ci ha pensato a inizio luglio la presenza di alcuni vannacciani alla consacrazione illecita dei quattro vescovi lefebvriani. Tuttavia, l’ambizione di puntare anche all’elettorato cattolico è dimostrata dal programma di Fn dove compaiono riferimenti alla «sapiente riflessione della dottrina sociale della Chiesa» e alla «difesa della vita». Ma basterà puntare al voto cattolico per via diretta? Un ragionamento che andrà fatto con l’avvicinarsi della campagna elettorale, anche perché pure la Cei si prepara ad andare al voto e i vescovi più ambiziosi potrebbero far saltare la tregua «zuppiana» mettendosi in mostra agli occhi dei confratelli con interventi a gamba tesa sulla politica italiana.

E Vannacci, con remigrazione e «camerata» san Paolo, sarebbe il bersaglio più facile degli attacchi di chi punta a sostituire Zuppi.

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