Gian Maria De Francesco
Inviato a Cernobbio (Como)
A Villa d’Este la curiosità è tanta: manager, banchieri ed economisti riuniti per la 52sima edizione del Forum Ambrosetti vogliono vedere da vicino il generale che da mesi tiene banco nei talk show. Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, sale sul palco della Sala Impero per discutere di Europa con Mario Monti, senatore a vita ed ex commissario alla Concorrenza. Bastano pochi minuti per capire che l’obiettivo del generale è smontare Bruxelles. «L’unanimità nell’Ue non è una patologia ma è una garanzia», spiega, utile «a impedire che 26 stati comandino sul 27esimo». Poi l’affondo su Maastricht, con l’elenco di chi ha detto no all’Ue - Regno Unito, Islanda, Norvegia, Svizzera - a dimostrazione che «non tutti scalpitano per integrarsi». La ricetta è la sussidiarietà: «L’Europa faccia solo quello che sa fare» e restituisca il resto «alle nazioni».
Va detto che il comportamento del generale prima dell’inizio del panel è stato un po’ irrituale. Si è scattato delle foto nella sala, il giorno precedente aveva chiesto di poter utilizzare le strutture sportive di Villa d’Este per allenarsi e il suo staff avrebbe cercato di «intercettare» i partecipanti per allargare la lista dei contatti. Un atteggiamento che ha suscitato irritazione come fosse un tentativo di farsi pubblicità con il Forum.
Il generale, dal canto suo, vagheggia una sorta di palingenesi. «Starmer è già caduto, Macron cadrà fra poco. Merz non sappiamo se mangerà il panettone a seconda di come andranno le elezioni in Sassonia-Anhalt», afferma. Insomma, come dimostrano Ungheria e Slovacchia, c’è chi a Bruxelles rivolge «un dannunziano me ne frego». Ecco perché ha riproposto un cavallo di battaglia. Anziché proseguire con la «schizofrenia» nei confronti dell’Ucraina, meglio spendere i soldi di ReArm Europe e dell’esercito europeo per un ReBorn Eu che sostenga la natalità.
Monti incassa e replica, prima correggendo il generale sulla data di nascita dell’Ue («non è nata nel 1992 a Maastricht»), poi alzando bruscamente il tiro. «Non vedo in lei la ricostituzione del Partito Fascista - premette - ma un aspetto del fascismo, il più insidioso, è già in atto: trovo in lei la ricostruzione della narrativa e della retorica dello spirito del fascismo». Diagnosi completata da un tocco di psicologia da salotto: Vannacci soffrirebbe del «complesso di Calimero» e temerebbe una «ricostruzione psicologica dell’Italietta». Il gran finale è sulla Costituzione: «Se diventerà ministro o capo del governo la violerà palesemente con il suo programma in molti punti», conclude. Non è sfuggito il sarcasmo nei confronti dell’ideologo vannacciano Lorenzo Gasperini che durante il Covid aveva proposto la castrazione per chi si vaccinava. «Lei è a favore dell’evirazione seduta stante o all’applicazione di un braccialetto elettronico in un’altra parte del corpo?». Vannacci, dal canto suo, respinge («È fantascienza»).
La platea gradisce più il professore che il generale: due applausi a scena aperta per Monti, silenzio per Vannacci, che si porta a casa solo un tiepido battimani finale. Non è la prima volta che il salotto buono di Cernobbio storce il naso davanti a un ospite: la stessa distanza, in fondo, si respirava negli anni scorsi quando a salire sul palco erano esponenti M5s o della sinistra più radicale (oggi tocca a Schlein, Conte e Renzi). Cernobbio, si sa, ama la moderazione istituzionale. Eppure, va riconosciuto a Monti un certo fair play: proprio l’uomo che ha firmato l’austerità più recessiva mai applicata all’Italia, si è ritagliato la parte del custode della misura.
