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“Volevano bruciare vivo un agente nel furgone”. Chiesti 19 arresti contro Askatasuna. “Adesso insorgiamo”

“Tu da qui non esci”: la frase degli antagonisti al poliziotto chiuso nell’abitacolo. Contestato il tentato omicidio. Perquisizioni all’alba in tutta Italia

"Basta indulgenza per questi violenti. I politici in piazza? Sono poco furbi..."

Oltre mille manifestanti vestiti di nero, con il volto coperto e armati di oggetti contundenti e ordigni esplosivi, lo scorso 31 gennaio hanno assaltato a Torino dopo la liberazione della palazzina di corso Regina Margherita, occupata fino allo scorso 18 dicembre da Askatasuna.E adesso, a distanza di oltre otto mesi da quella guerriglia urbana, si intravede un barlume di giustizia. C’è persino l’accusa di tentato omicidio nell’inchiesta della Procura di Torino, che ha portato il pubblico ministero Paolo Scafi, che coordina le indagini, a chiedere 19 misure cautelari, non ancora applicate, nei confronti di altrettanti antagonisti, ritenuti coinvolti nelle violenze della manifestazione nazionale contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna.È un’accusa grave che si aggiunge alle contestazioni, formulate a vario titolo, di resistenza aggravata, lesioni a pubblico ufficiale, danneggiamento, travisamento, porto di oggetti atti all’offesa e rapina. Le richieste del magistrato comprendono misure che vanno dalla custodia cautelare in carcere all’obbligo di firma. Ieri, nell’ambito dell’operazione condotta dalla Polizia di Torino, sono state eseguite 14 perquisizioni domiciliari e gli accertamenti, oltre che nel capoluogo piemontese, si sono svolti anche a Genova, Cagliari, Firenze, Imperia e Reggio Emilia. Agli indagati sono stati notificati i decreti di fissazione degli interrogatori preventivi, passaggio che precede la decisione del giudice sulle misure richieste dalla Procura. La manifestazione era partita da Porta Nuova, Porta Susa e Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche.A un certo punto, una parte del corteo aveva deviato dal percorso preavvisato per dirigersi verso l’immobile sgomberato e raggiungere la zona presidiata dalle forze dell’ordine: ci furono oltre due ore di violenti scontri, con un fitto lancio di oggetti di ogni tipo contro gli agenti schierati a protezione della palazzina.Gli antagonisti avevano realizzato barricate di fuoco, trasformando le strade in uno scenario di devastazione. Il bilancio era stato pesantissimo: 103 appartenenti alle forze dell’ordine feriti, con prognosi fino a cento giorni, oltre a numerosi esercizi commerciali, condomini, automobili private, banche e arredi urbani danneggiati. Ma è soprattutto la violenza esercitata direttamente contro gli agenti a rappresentare uno degli Non nascondono di conoscerli, non fanno neppure lo sforzo. La sinistra, ambientalista e non, marcia da sempre al fianco di Askatasuna. È successo anche lo scorso 31 gennaio, menaspetti più gravi di quella giornata. Durante gli scontri, infatti, un mezzo blindato era stato incendiato mentre al suo interno si trovava ancora un agente, intrappolato nell’abitacolo mentre gli aggressori lo circondavano e incendiavano una pedana incastrata tra il parabrezza e la griglia di protezione.«Tu da qui non esci», gli avrebbero detto.A salvarlo erano stati due finanzieri, che l’avevano trascinato fuori prima che fosse troppo tardi.Non era stato l’unico episodio di estrema violenza. Un altro poliziotto era stato accerchiato e aggredito con calci e colpi di martello, dopo che gli assalitori gli avevano sottratto il casco e lo scudo in dotazione. Due aggressioni particolarmente gravi, sulle quali si concentra l’attenzione degli inquirenti.«Non furono semplici scontri di piazza, ma violenza contro lo Stato e contro chine garantisce la sicurezza», ha detto il ministro Paolo Zangrillo. «Le misure cautelari ci riportano bruscamente a quella realtà torinese, in cui si è tentato di sanare la posizione del centro sociale più pericoloso d’Italia», sono le parole della deputata di Fdi Augusta Montaruli.

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