Il voto non preoccupa il Cav: il governo rimane al sicuro

Berlusconi deciso a tenere alta la tensione sui temi economici per rilanciare il Paese. Agitazione nel Pdl: se Alemanno venisse sconfitto tenterebbe la scalata al partito

Il voto non preoccupa il Cav: il governo rimane al sicuro

Che avrebbe dovuto pagare un piccolo tributo alle larghe intese il Cavaliere l'aveva messo in conto, tanto da considerare un rischio calcolato la possibilità di qualche brutta sorpresa da questa tornata amministrativa. E anche se «i conti vanno fatti solo ad urne chiuse», sembra che ieri Silvio Berlusconi non fosse particolarmente colpito dall'esito del voto. Un po' perché la frenata di Gianni Alemanno gli era stato in qualche modo annunciata da più di un collaboratore, un po' perché il leader del Pdl ha sempre avuto con il voto amministrativo un rapporto piuttosto distaccato.
Così, quel che davvero sembra aver più colpito il Cavaliere (che ieri ha seguito lo spoglio da Arcore, dove potrebbe restare tutta la settimana) è il flop del M5S, il fatto che la strategia di Grillo inizi a non pagare più. Una cosa – è stato il senso dei ragionamenti di Berlusconi – piuttosto «prevedibile» visto che non è possibile promettere la qualunque in campagna elettorale e poi fare soltanto il signor no. Passati tre mesi dalle elezioni, insomma, il M5S non catalizza più il voto dell'antipolitica e degli scontenti. Già, perché se non ha torto il ministro dell'Interno Angelino Alfano quando dice che il calo dell'affluenza è dovuto anche al fatto che nel 2008 le amministrative erano abbinate alle politiche, non si può ignorare che il calo è sensibile e coincide con un deciso arretramento di Grillo. La gente – spiega il leader del Pdl nelle sue conversazioni private – è schifata dalla politica e non ne può più ed è anche per questo che adesso bisogna dare risposte chiare.
Il voto, insomma, non influirà sulla tenuta del governo, comunque finiscano i ballottaggi. Però Berlusconi è deciso a spingere sull'acceleratore per quanto riguarda i temi economici. «Sono interventi su cui abbiamo insistito in campagna elettorale – ripete a chi ha occasione di sentirlo – e poi riproposto con coerenza nell'agenda del governo». Sono questioni su cui il Cavaliere ha messo «personalmente la faccia», l'ultima volta nel comizio di venerdì scorso. Insomma, su questi punti non è intenzionato ad arretrare di un passo. Un messaggio diretto al segretario del Pd Guglielmo Epifani che ha rimesso in qualche modo in discussione la sospensione dell'Imu.
Se dal Pd arrivano dunque segnali di insofferenza versa l'ala «governativa» del partito con il capogruppo al Senato Luigi Zanda che torna sull'ineleggibilità di Berlusconi, dal Pdl la strategia è quella di tenere il confronto sul piano dei provvedimenti economici. È su precisi punti programmatici – spiega un ex ministra di casa a Palazzo Grazioli – che dobbiamo mettere all'angolo il governo perché il nostro sostegno è a rischio solo e soltanto se non verranno mantenuti gli impegni presi sul fronte economico: abolizione dell'Imu, nessun aumento dell'Iva, tassazione zero sulle assunzioni giovanili, riforma di Equitalia.
Un voto, dunque, che per il Cavaliere cambia poco o nulla. Anche se Alemanno dovesse perdere il ballottaggio fra due settimane. Cosa, invece, che potrebbe far saltare i già delicati equilibri interni di un Pdl che ancora ieri un sondaggio Emg per La7 dava al 26% (contro il 23,7 del Pd). Già, perché dopo la nomina di Alfano a vicepremier e ministro dell'Interno in molti a via dell'Umiltà sostengono che il partito avrebbe bisogno di un segretario a tempo pieno. Qualche giorno fa, peraltro, fu proprio Alemanno a sollevare il caso dicendo pubblicamente che «il doppio ruolo di Alfano stride un po'». D'altra parte, chi conosce il sindaco di Roma sa bene che se dovesse perdere la sfida con Ignazio Marino si butterebbe a tempo pieno nella scalata al Pdl.

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