INTERVISTA L’ESULE

Gli incubi dei suoi 12 anni da prigioniero politico nelle carceri iraniane sono popolati da una figura indelebile: quella del «dottor Mirzai», uno dei più feroci aguzzini di Evin. Anche se riuscisse a rimuoverlo dai suoi ricordi, Mostafa Naderi - 49 anni, di Teheran e ora rifugiato politico in Canada - se lo ritroverebbe davanti in continuazione; perché quell’uomo, che si nascondeva dietro falsa identità, oggi è il presidente della Repubblica islamica, Maohmoud Ahmadinejad. Naderi vive a Vancouver dove è riuscito a fuggire negli Anni ’90. Qui lavora come saldatore e continua a lottare nel movimento della Resistenza iraniana.
Signor Naderi, quando e perché è stato arrestato?
«Era il 1981, lungo via Shemiran a Teheran. Simpatizzavo per il movimento dei Mojahedin del popolo e questo è bastato per sbattermi in prigione».
Quanto tempo è rimasto in carcere?
«Dodici anni, di cui cinque in isolamento nel famigerato carcere di Evin, dove ho subito sevizie e torture».
Può raccontarcele?
«Appena arrestato per due mesi e mezzo mi hanno torturato tenendomi legato al soffitto; poi mi hanno portato nella sezione 4, dove mi frustavano utilizzando un cavo. I miei piedi divennero pieni di lividi e infezioni, ho avuto diverse emorragie».
Chi erano i suoi torturatori?
«Avevamo delle bende agli occhi quindi non li ho mai visti bene in viso. Nella sezione 4 c’erano cinque aguzzini e sei o sette inquisitori. Uno di questi era conosciuto come “dottor Mirzai”, ma noi carcerati sapevamo che si chiamava “Mahmoud”».
Come ha fatto allora a riconoscere in lui Ahmadinejad?
«Durante gli interrogatori spesso la benda si spostava e riuscivamo a intravedere chi ci torturava. Ma la cosa fondamentale era la voce: mi hanno interrogato sotto tortura tutti i giorni per sei mesi. Alla fine quella voce ti entra in testa e quando Ahmadinejad è diventato per la prima volta presidente e l’ho sentito alla tv per me non c’è stato più dubbio. Anche altri ex detenuti hanno confermato».
Chi c’era tra i suoi compagni di cella?
«Uno era Mehdi Vuzighian (impiccato nel 1997), compagno di università di Ahmadinejad, che mi ha raccontato la militanza dell’attuale presidente nell’associazione islamica universitaria. Negli Anni ’80 Ahmadinejad spiava gli studenti per consegnare i nomi dei “ribelli” al regime di Khomeini».
Del passato di Ahmadinejad non si sa praticamente nulla.
«È vero non ci sono informazioni ufficiali. Si sa però che era un comandante dei pasdaran; che dal 1981 al 1985 ha lavorato nell'ufficio del pubblico ministero Assadollah Lajvardi, allora anche direttore del carcere di Evin, dove appunto ha avuto l’incarico prima di aguzzino e poi di inquisitore».
Ora che da quattro anni lo vede guidare il suo Paese cosa pensa?
«Che sia lui, che Khamenei e gli altri leader del regime dovrebbero essere giudicati da un tribunale internazionale per crimini contro l’umanità. MarAl

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