Gli israeliani sfoderano l’ultima arma: un colpo di telefono prima delle bombe

Le famiglie dei collaboratori di Hamas avvisate da un messaggio: "Sappiamo che nascondete armi, lasciate subito la vostra casa: stiamo per attaccarvi"

Gli israeliani sfoderano l’ultima arma: un colpo di telefono prima delle bombe

Squilla il telefono e dall’altra parte della cornetta parte una voce registrata. Non si tratta di un messaggio promozionale per la vendita di un set di pentole o di un corso accelerato sui computer. La voce, in arabo perfetto, manda un avvertimento: «Se nascondi armi o terroristi diventerai un obiettivo dell’aviazione israeliana». In qualche caso però l’avviso è ancora più inquietante: «Lascia subito il tuo appartamento perché presto verrà bombardato».
In qualsiasi parte del mondo sarebbe uno scherzo di cattivo gusto, ma nella Striscia di Gaza è diventata l’ultima arma della propaganda psicologica degli israeliani. I portavoce militari dello Stato ebraico si trincerano dietro un secco «no comment», ma i palestinesi della Striscia stanno ricevendo una valanga di telefonate di questo tenore. A rivelarlo è il Times di Londra, che racconta della chiamata arrivata a Mohammed, un ingegnere informatico di 26 anni. Il giovane palestinese vive barricato in casa assieme alla famiglia. Ad un certo punto squilla il telefono ed una voce lo informa che se nasconde armi queste devono «venir rimosse al più presto» altrimenti diventerà «un obiettivo dell’aviazione israeliana». Stesso discorso, spiega il messaggio, se concederà rifugio ai miliziani di Hamas.
Lo stesso Times rivela la storia di una famiglia palestinese che in questi giorni di attacchi aerei ha ricevuto per telefono l’invito a lasciare la sua casa: «State per essere bombardati, abbandonate subito l’appartamento», ripete la solita voce registrata. I componenti della famiglia in questione, temendo di venir scambiati per collaboratori degli israeliani sono scappati senza avvisare i vicini. Il quartiere è stato effettivamente bombardato e la storia della telefonata è trapelata. Ora i vicini sono inferociti per non essere stati avvisati del pericolo.
«Questa è guerra psicologica. Non sappiamo mai con certezza se le telefonate sono sincere, se ci bombarderanno oppure no. Siamo terrorizzati», ha spiegato al quotidiano britannico Linda al Ghais, una biologa e madre di tre figli che vive a Gaza.
La psicosi delle chiamate è ormai tale, che la compagnia telefonica palestinese sta passando alla controffensiva. Altrettanti messaggi registrati invitano gli utenti «a non dare ascolto alla propaganda sionista». Altri abitanti della Striscia assediata hanno raccontato di aver ricevuto telefonate in cui si offriva un premio in denaro per informazioni su Ghilad Shalit, il soldato israeliano ostaggio di Hamas. Secondo il quotidiano palestinese al Quds al Arabi la solita voce metallica promette «un milione di Sheqel (circa 200mila euro, nda) a chiunque fornisca notizie utili sul nascondiglio di Shalit». L’intelligence israeliana è riuscita anche ad interferire nelle trasmissioni della stazione radio al Quds. Un’emittente pro Hamas molto seguita nella Striscia di Gaza. Gli israeliani, del resto sfruttano al meglio una delle armi della guerra moderna, la propaganda psicologica per via tecnologica. Combattuta da vagoni volanti, come il “Commando Solo” (EC130E), un aereo americano imbottito di computer che si inserisce su qualsiasi canale di comunicazione, compresi i telefoni, le radio e le televisioni dei regimi ostili. Nel 1994 ad Haiti i generali locali, asserragliati nei bunker, si arresero dopo aver ricevuto sui loro computer messaggi di posta elettronica dagli esperti americani di guerra psicologica.

In Bosnia gli specialisti del Commando Solo hanno «colpito» con spot radiofonici e televisivi il pubblico serbo. In Irak, fino all’invasione del 2003, i comandanti della Guardia repubblicana ricevevano finte telefonate di Saddam Hussein.

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