Juve, che batosta! Il Villareal segna 4 gol e la difesa fa piangere

Quattro gol pesanti. Che sberla! Non è ancora il caso del pensar: povera Juve! Ma è meglio resettare tutto. L’ha detta giusta Ciro Ferrara: «Uno schiaffo che ci servirà». Il calcio si diverte: la Juve credeva ad una festa e, invece, sono piovuti fischi e grandine di reti e problemi. Il gol di Amauri (quello del 4-1) non conforta nessuno.
Quella Juve vecchio stile, anche nei nomi, del primo tempo non è riuscita a render cieco l’amore tifoso. E tra gli applausi si è sorbita qualche fischio. Ma poi è stato peggio. Quella della ripresa avrà messo lo sconforto al pubblico di Salerno, e non solo. Juve grigia, difesa terribilmente in affanno, centrocampo non proprio a tenuta stagna. D’accordo, lavori in corso, però il villareal non ha scherzato. I gol di Cazorla nel primo tempo, quello del brasiliano Nilmar e la doppietta di Pires, nella ripresa, hanno suonato un campanello d’allarme. Non solo alla solita titubante difesa: sicuri di averla rinforzata? Tra Cannavaro, Caceres e i soliti noti è stata una sinfonia di stecche.
Inquietante la Juve del primo tempo, quella che aveva Del Piero e Trezeguet in attacco, Cannavaro e Legrottaglie coppia centrale, un centrocampo (Camoranesi, Felipe Melo, Marchisio) sulla carta a larga garanzia, molto meno sul campo. Più invitante, ma solo per dieci minuti, la squadra della ripresa che ha cambiato la coppia di punte (Amauri e Iaquinta), chiesto aiuto all’operaio Salihamidzic (Camoranesi dormicchiava) e proposto la novità: dentro Martin Caceres, stopper pescato dal Barcellona, un ex del villareal, però posizionato (solite stravaganti logiche nostrane) sulla fascia destra. Incredibile che, subìto il raddoppio, la squadra si sia spenta senza più riaccendersi, tranne nel giocar di nervi. Il villareal è il solito bulldog che morde, azzanna e non ti lascia respirare. Molto armonico, una bella squadra. Tanti occhi su Peppin Rossi. Valeva la pena veder quanto aveva perso la Juve nel tirar indietro la mano dopo un’offerta (Trezeguet e 18 milioni di euro) chissà quanto realistica. Peppin, che nel nome, e nel fisico, è un incrocio fra un Giuseppe (Meazza) e un Rossi (Paolo) che hanno nobilitato il calcio nostro, è stato esplosivo subito. Poi si è lentamente defilato, fino a restar nello spogliatoio nella ripresa. Avrà fatto un sorrisetto Sebastian Giovinco, la formica atomica che proprio atomica non è. Rimasto in campo più di tutti i nomi illustri, non ha regalato la logica della scelta. Gli spagnoli se lo sono mangiato ad ogni accenno di dribbling. Gli è rimasto il gioco in velocità che ha prodotto squarci di calcio più che lampi di bravura.
Meglio togliere i dubbi: il villareal ha meritato il successo, forse non lo scarto di gol. Meglio guardare la realtà: Cannavaro è affondato nelle tre occasioni in cui gli spagnoli hanno segnato e l’arbitro lo ha graziato d’un rigore commesso su Nilmar. La Juve sul fianco destro subisce in modo inesorabile: con Zebina, Caceres o chiunque. Il centrocampo aiuta poco: Felipe Melo deve crescere in personalità, Camoranesi garantire più continuità, Giovinco ti fa sentire spesso in inferiorità. La squadra ha creato poco. Del Piero sembrava in poltrona. Trezeguet per ora ha mira poco centrata. Amauri si è mangiato un gol e ne ha azzeccato uno. Poca cosa. Iaquinta è stato a miccia corta.
In sintesi: è cambiata la mano in panchina, ma c’è qualcosa nel Dna che rende ancora fragile la squadra. Gli spagnoli stavano meglio fisicamente, ma non basta a spiegare. E Ferrara è stato realista. Onore al merito: «Meglio prendere uno schiaffo così in questo periodo. Ci ha battuto una grande squadra. Dimentichiamo gli elogi. C’è da essere rammaricati. Non abbiamo giocato bene. Torniamo a lavorare».
Al tirar delle somme: la Juve sogni pure, ma per adesso si svegli.

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