L’esempio prima venga dal Palazzo

La parola d’ordine è austerità. Il messaggio virtuoso è stato lanciato dai partecipanti al G20 in Canada e ripreso con forza da Silvio Berlusconi. «Molti Paesi anche fuori dall'Europa - cito Berlusconi - sono vissuti al di sopra delle loro possibilità. Questo non può andare avanti... Ci dovremo rassegnare a diminuire le nostre spese e a far sì che la spesa corrisponda alle entrate». Parole sante. Che dovrebbero rappresentare l'abc del buon politico e che invece nella stragrande maggioranza dei politici suscitano furore e sgomento insieme. Tenere i conti in ordine? Scucire la borsa pubblica solo se si ha la certezza che i quattrini ci sono e che saranno ben spesi? Ma che razza di pretese sono queste? Sperperare è bello e se i pignoli vanno a fare le pulci ai bilanci, magari anche ai bilanci di enti qualificati come quelli culturali, contro l'affronto miserabile insorgono artisti, cantanti, nani, ballerine.
Il Cavaliere ha ragione. E non vorrei, con qualche chiacchiera terra terra, distoglierlo dalle preoccupazioni per i grandi temi della finanza italiana. Ma forse, solo guardandosi attorno, e nemmeno uscendo dall'ambito dei Palazzi romani, Silvio potrebbe individuare tante realtà sperperatrici sulle quali il bisturi risanatore avrebbe modo di operare con immediata efficacia. Quei palazzi si chiamano Quirinale, Montecitorio, Palazzo Madama, Palazzo Chigi, con le loro infinite propaggini. Insomma l'esempio massimo di dissipazione ufficiale, adornata di innumerevoli auto blu e di faraoniche indennità, è la politica. Tutta la politica che alimenta centinaia di migliaia di posti, e dà al consigliere regionale nullafacente d'una regione ininfluente un compenso che un professore universitario nemmeno se lo sogna.
Se fate questi ragionamenti ai marpioni del potere vi rispondono con degnazione che quand'anche i parlamentari e le loro indennità fossero dimezzati, si tratterebbe pur sempre di cifre modeste. Poca cosa in confronto alle voragini del debito. Cifre modeste, e sia: ma con un alto valore esemplare. Ho scritto tante volte e non mi stanco di ripetere che tutte le misure di correzione del sistema pensionistico ideate da chi teme per i conti dell'Inps e tradotte in disegni di legge devono essere precedute da un atto di decenza: ossia la rinuncia dei parlamentari al trattamento pensionistico privilegiato che si sono cucito addosso. Sarebbe scandaloso che deputati e senatori imponessero rinunce ai pensionati da qualche centinaio di euro al mese senza rinunciare loro per primi.
So che questi sono argomenti facilmente classificabili sotto la voce qualunquismo, e dalle teste d'uovo trattati come sguaiate proteste di avversari della democrazia. Non capisco perché sia antidemocratico sottolineare che i parlamentari e gli europarlamentari e i consiglieri regionali italiani godono di introiti in generale molto superiori agli introiti dei colleghi stranieri. I nostri sono più bravi e più utili? Ilarità in sala.
Mi piacerebbe - e lo scrivo sapendo quante difficoltà incontri il presidente del Consiglio per reggere le redini del Paese con gli strumenti istituzionali e burocratici di cui dispone - mi piacerebbe dunque che Berlusconi non contraddicesse, con alcune decisioni, le sagge affermazioni che ho più sopra citato. Le nomine repentine di nuovi ministri, anche quando non siano accompagnate dai sospetti del caso Brancher, appartengono a rituali della prima Repubblica. Quando per accontentare un alleato riottoso o per soddisfare un collaboratore smaniante si procedeva a investiture senza rilevanza e senza senso. Non dovrebbero esserci organismi istituzionali utilizzati come aree di parcheggio o come tavola imbandita per soddisfare alcuni appetiti. Niente ministeri inutili. Niente «autorità» inutili. Niente esponenti dei partiti, in queste autorità, che per obbedire a chi li ha designati e per il resto non fare niente incassano 400mila euro l'anno. Un'ultima annotazione. Ho visto di tutto, e tollerato molto. Ma l'idea che un ex funzionario della Regione Sicilia riceva - a quanto pare legittimamente - oltre quarantamila euro di pensione al mese mi toglie il sonno.

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