L’ombra della vivisezione sull’ospedale Niguarda

Animalisti scatenati contro la grande struttura sanitaria del capoluogo
lombardo. Nella sala operatoria sperimentale, che di solito opera con
modelli computerizzati, la scorsa settimana si sarebbe tenuto un corso
con interventi su cavie

Ma che succede dentro le sale operatorie sperimentali superprotette dell'ospedale Niguarda? È vero quello che ha elettrizzato, da qualche giorno, gli animalisti del Net, gli adepti di Facebook, gli argonauti del Web, tutti affannati a inviare mail urgentissime a Formigoni, alle autorità sanitarie e politiche della regione Lombardia, allo stesso ministero della Salute, per fermare la mattanza? Quale mattanza? Nessuna, per la segreteria dell’Aims (Academy - Advanced International Mini-invasive Surgery) associazione del professor Pugliese, che si occupa di formazione in chirurgia forte del suo «wet lab» una sala operatoria sperimentale (come si legge sul sito) in cui ci si può esercitare utilizzando le stesse tecnologie disponibili nelle più moderne sale operatorie) e del pluriaccessoriato «dry lab» (una sala operatoria sperimentale attrezzata con modelli virtuali ricreati ad hoc).

Impianti virtuali, computerizzati, addirittura mani robotizzate, insomma l'avanguardia nello studio della chirurgia. Giovedì scorso però, pare che il laboratorio virtuale sia stato sostituito, durante un corso di chirurgia gastroenterica mini invasiva, da una più tradizionale sala operatoria dove le mani di docenti e studenti si infilavano in carni di animali vivi e sanguinanti. Era specificato anche nella brochure del corso («live animals»). Alla mia richiesta di informazioni presso la segreteria dell'Aims ha risposto una gentile voce femminile con un delicato accento straniero. «Il professor Pugliese mi obbliga a non lasciare alcuna dichiarazione in merito. Occorre rivolgersi all'ufficio stampa del Niguarda. Grazie e arrivederci». Strano. Bastava dire: «No, guardate, è una bufala animalista.

Qui siamo nel terzo millennio e non usiamo più animali a scopo didattico, anche perché è vietato dalla legge. Possediamo una tecnologia molto più moderna rispetto all'epoca di Cartesio».
Eppure il dubbio si alimenta. Addirittura, l'ufficio stampa del Niguarda non rilascia dichiarazioni (sì, proprio l'ufficio stampa!) e mi vuole mettere in contatto con la segreteria di Pugliese. «Grazie, signorina, ho già dato». E allora, il dubbio diventa certezza. Quando ti risponde il muro di gomma, dietro si cela qualcosa o di illegale o di non proprio corretto. A questo punto sarà bene che segreterie e uffici stampa facciano il loro dovere, informando i giornalisti, e quindi il pubblico, di quanto è avvenuto ieri dentro quelle sale operatorie all’avanguardia. Senza se, senza ma e senza no comment. Grazie, a nome dei lettori.

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