L'assistenza domiciliare oncologica è ancora carente in tutte le regioni

Nella metà degli ospedali italiani mancano i servizi di riabilitazione, fondamentali per la qualità di vita dei pazienti colpiti da tumore. E, se presenti, risultano quasi esclusivamente disponibili per la sola riabilitazione fisica delle donne operate per carcinoma mammario. Drammatica la situazione dell'assistenza domiciliare con marcate differenze regionali (si va dai 153 casi per 100mila abitanti in Toscana ai 91 nel Lazio fino ai 34,6 in Emilia Romagna). Preoccupante anche la disomogeneità territoriale nella distribuzione dei centri di Radioterapia oncologica: dei 184 totali, 83 si trovano al Nord, 51 al Centro e 50 al Sud. E i Linac (acceleratori lineari), apparecchiature fondamentali per i trattamenti radioterapici, sono ben al di sotto degli standard europei: ve ne sono 361. Migliorano invece, rispetto al passato, i servizi di terapia del dolore, presenti nell'85% delle realtà sanitarie (89% al Nord, 81% al Centro, 80% al Sud-Isole). Maggiore attenzione anche al benessere mentale dei pazienti. È la fotografia scattata nel V Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, presentato al Senato, che contiene un focus dedicato a cure simultanee, continuità assistenziale e cure palliative, i cui dati sono ricavati dal Libro Bianco dell'Associazione Italiana di Oncologia medica (Aiom). «La maggior disponibilità dei servizi rispetto al passato, che emerge dall'analisi – sottolinea il professor Francesco De Lorenzo (presidente FAVO, Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) -, è però lontana dal garantire a tutti i pazienti oncologici una presa in carico globale e un percorso coordinato che integri le terapie antitumorali e le cure riabilitative e palliative nell'intero percorso assistenziale».

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