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Letteratura

Da Ada Negri a Sibilla Aleramo, tutte le donne di Rebora

Un convegno a Stresa riflette sui rapporti intellettuali del poeta

La biblioteca di Rebora rivive nel convegno a Stresa

Una prospettiva salvifica, a tratti stilnovistica e dantesca. Così la donna vista da Clemente Rebora, poeta tormentato nella «prima vita», poi sacerdote rosminiano - non senza inquietudini - fino alla morte avvenuta il giorno di Ognissanti del 1957.

Ma senza esagerare: anche se l’ormai presbitero teneva sullo scrittoio una copia annotata della Divina Commedia e alludeva a Beatrice rileggendo in chiave ascetica il suo giovanile fidanzamento con la pianista russa Lydia Natus, l’uomo Rebora non smise mai i panni terreni. Persona autentica più che proiezione angelicata, tipo da relazioni e affetti sinceri, intrattenne con le donne affinità strettissime fatte di frequentazioni, lettere, condivisione di dolori e sollievi. E amori timidi, quasi mai concretizzati ma non per questo meno reali o vissuti.

È dedicato ail egami fra il poeta e l’universo «in rosa» il convegno «Amicizie letterarie e femminili: Clemente Rebora, Sibilla Aleramo, Ada Negri», in programma sabato 7 novembre a Stresa (ore 15.30, Chiesa del SS. Crocifisso) per il VI Annuale Reboriano. Al centro della riflessione, organizzata dal Centro Internazionale di Studi Rosminiani, i rapporti del poeta con Ada Negri, Sibilla Aleramo e Margherita Sarfatti tra carteggi, lampi biografici e riscoperte critiche. Tre gli interventi, tasselli di un intricato mosaico letterario, artistico e umano. Ad aprire il percorso sarà Pietro Sarzana, con «La fama mi sorprese. Fortuna e sfortuna critica di Ada Negri»: la parabola di una scrittrice che, prima donna ad essere ammessa tra gli Accademici d’Italia, giunta a un passo dal Nobel (poi conferito alla Deledda) cadde vittima di un’immeritata damnatio memoriae a causa dell’amicizia personale con Mussolini, risalente alla militanza socialista. Un impegno politico cui non fu estranea nemmeno la Aleramo: ne parlerà Chiara Tavella ricordandone la «Vita tra letteratura e militanza sociale» in occasione del 150° anniversario dalla nascita (1876). Mai doma, nell’arte come negli ardori. «C’è un aneddoto che illumina la natura dei rapporti fra Aleramo e Rebora: un giorno lui le regalò un frustino per cavalli, simbolo della necessità di tenere a freno le pulsioni carnali. Lei ci scrisse un romanzo di amori e passioni, “Il frustino” appunto, in cui compare anche il poeta, sotto pseudonimo» ricorda Ludovico Maria Gadaleta, tra i massimi studiosi reboriani, a cui è affidato il nucleo centrale del convegno con l’affondo «Aleramo, Sarfatti, Negri: Clemente Reboratra affetti e poesia». L’intervento affronterà una dimensione più intima: «Era uomo di legami intensi, mai banali, sia prima sia dopo la conversione, specie con donne. Nonostante il suo indubbio ascendente, però, non cadde mai preda di un amore rozzo o brutale, sempre alla ricerca di qualcosa di più grande». Seducente senza essere seduttore, come lo definì un’amica, si legò spesso a donne in cui percepiva un vissuto di sofferenza. «Aveva una naturale inclinazione a farsi carico dei dolori altrui, condividendo inquietudini e tormenti», conclude Gadaleta.

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