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Letteratura

“Ecco George Forster, il viaggiatore che aprì alla scienza moderna”

Al “Festivaletteratura” di Mantova la storica Andrea Wulf parla dell’esploratore che non riportava solo informazioni per i navigatori: “Descriveva la natura e le persone indigene in modo evocativo”

Curiosa Andrea Wulf è nata a Nuova Delhi, è cresciuta in Germania e ora vive in Inghilterra I suoi libri sono stati tradotti in oltre 20 lingue

Dopo avere raccontato un genio a tutto tondo come Alexander Von Humboldt (L’invenzione della natura, Rizzoli 2025) e i primi romantici (Magnifici ribelli, Luiss University Press 2023), la storica Andrea Wulf ci porta nel mondo di George Forster, nato in Polonia nel 1754, tedesco di formazione, apolide di fatto, morto a Parigi nel 1794, in pieno Terrore: esploratore, botanico, etnologo, scrittore di viaggi e, perfino, rivoluzionario. In mezzo, un viaggio per l’intero emisfero meridionale a bordo della Resolution di Cook, da Città del Capo alla Nuova Zelanda, da Tahiti al Polo Sud, a caccia dell’Antartide. Un’altra figura eccezionale che Wulf (nata in India, cresciuta in Germania e trasferitasi nel Regno Unito) ci fa scoprire in Il viaggiatore (Rizzoli, pagg. 576, euro 29), presentato al Festivaletteratura di Mantova che ha chiuso ieri.

Come si è imbattuta in George Forster?

«Attraverso le ricerche che avevo fatto su Alexander von Humboldt: era stato il suo mentore, erano amici e Von Humboldt ha sempre affermato di essere stato ispirato da Forster a compiere le proprie esplorazioni in Sud America e guidato dalle sue idee sulla natura e la politica. E poi Forster era amico anche di alcuni dei protagonisti del mio libro sui primi romantici, come Caroline Böhmer: quindi diciamo che ho scritto una trilogia, però al contrario».

All’epoca era molto famoso, ma oggi è una figura quasi sconosciuta: come mai?

«Ci sono varie ragioni. Una che è morto giovane, a 39 anni. Von Humboldt sosteneva che, se fosse vissuto più a lungo, Forster avrebbe prodotto opere grandiose. Un’altra è che fu uno dei fondatori della prima Repubblica tedesca, a Magonza, e perciò fu considerato dai connazionali un traditore ed espulso dalla storia della Germania. In Gran Bretagna era una celebrità, ma era critico dell’imperialismo, e questo danneggiò la sua popolarità. Infine, Forster era decisamente troppo avanti per la sua epoca».

In che cosa?

«Le sue idee sull’unità dell’umanità e contro il razzismo... Era così avanti che fu tra i primi a utilizzare il termine diritti umani. Fosse nato cinquanta anni dopo, non sarebbe stato così radicale come nel suo tempo. E poi non ha aiutato il fatto che sua moglie, Therese Heyne, abbia bruciato le lettere degli ultimi anni, tranne quelle indirizzate a lei. Peraltro, anche nei confronti dell’altro sesso era quello che definiremmo un femminista: ammirava le donne forti e indipendenti, come Therese, credeva nelle qualità di uomini e donne allo stesso modo e nell’importanza dell’educazione delle bambine».

In che modo fu il mentore di Von Humboldt?

«Era 15 anni più vecchio di Alexander. Forster è stato uno dei primi scrittori di viaggio: le sue descrizioni non erano, come in passato, solo informazioni per i navigatori o per gli esploratori: descriveva la natura e le persone indigene in modo evocativo e pieno di dettagli. Era un narratore nato. Quando fu pubblicato il resoconto del suo viaggio sulla Resolution con Cook, Alexander aveva 11 anni e se ne innamorò: da quel momento iniziò lui stesso a sognare di viaggiare. Poi a vent’anni incontrò Forster di persona e, insieme al fratello Wilhelm, viaggiarono per quattro mesi in Europa, trascorrendo ore a chiacchierare in carrozza, ascoltando i racconti sugli indigeni, sul Sud Pacifico e sui suoi viaggi; e così, con il suo approccio mentalmente aperto, Forster influenzò quello di Von Humboldt. Non solo. Come Forster guardava all’umanità come a un’unità in cui tutti hanno lo stesso diritto alla dignità e alla libertà, così Von Humboldt concepirà la Natura: come qualcosa di unito e a cui tutti apparteniamo».

Anche la sua visione della scienza era modernissima.

«Sì, Forster era contrario a un eccesso di categorizzazione e insisteva sul guardare le cose nel contesto, e non a livello minimo. E poi pose le prime pietre sul cammino verso il Romanticismo, sottolineando non solo il valore dell’osservazione scientifica e del pensiero razionale ma anche l’importanza dell’immaginazione, dell’arte e dei sentimenti».

Come sviluppò questa visione così all’avanguardia?

«Anche qui, per varie ragioni. Una era sicuramente il fatto che fosse un viaggiatore entrando in contatto con così tanti Paesi e persone diversi: aveva seguito il padre in Russia, poi a Londra, e a 17 anni si era imbarcato sulla Resolution... Dirà di sé stesso di non sapere nemmeno a quale nazione appartenesse. Un’altra, la mancanza di un’istruzione convenzionale, scolastica: una cosa di cui lui si lamentava, ma che gli permise di non essere legato ad alcuna ideologia. Di sicuro era anche molto empatico e, di fronte all’atteggiamento del padre, sempre irascibile e irrispettoso verso tutti, per reazione si comportava in modo opposto, con gentilezza, ponendo la felicità altrui al primo posto».

Che importanza hanno oggi figure come Forster o Von Humboldt?

«L’eredità fondamentale di Forster, per me, è la sua fede nell’umanità nella sua totalità, contro ogni forma di stereotipo e di razzismo. Poi non era perfetto, ma i suoi difetti sono ciò che ci dà speranza anche oggi, perché la sua vita ci dimostra che possiamo sempre cercare di fare la differenza, anche in mezzo alle guerre e gli estremismi».

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