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Fruttero e i suoi reportage "perduti"

Il grande scrittore da giovane viaggiava per raccontare l’Europa su "L’Avanti"

Fruttero e i suoi reportage "perduti"
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Nel centenario della nascita di Carlo Fruttero, la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori porta ad «Archivissima 2026», il festival degli archivi, un incontro dedicato a una figura del giornalismo quasi estinta: l’inviato culturale. Al centro del talk (alle Gallerie d’Italia di Torino domenica dalle 16 con Federica Fruttero, Paolo Verri e Niccolò Zancan), i reportage che il giovane Fruttero firmò per L’Avanti tra il 1947 e il 1948 come inviato culturale ma non di “lusso”, visto che viaggiava per l’Europa, mantenendosi con i più svariati lavori. Materiali che restituiscono non solo il profilo del giovane e poliedrico intellettuale, ma anche un modo di osservare e raccontare il mondo che sarebbe rimasto nella cifra di quest’autore. Per l’occasione verranno mostrati al pubblico documenti d’archivio originali e inediti, messi a disposizione dalla famiglia e non ancora catalogati. Fra questi, anche il reportage dal Portogallo, di cui qui vi presentiamo un estratto quasi completo, per gentile concessione di Carlotta e Federica Fruttero e della Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori. Abbiamo parlato di questa poco nota esperienza di Carlo Fruttero con Carlotta Fruttero e Paolo Verri, direttore della Fondazione.

Ci racconta Paolo Verri: «Il giovane Fruttero, dopo la Seconda guerra mondiale, mentre iniziava a lavorare a una serie di traduzioni si mise a girare per l’Europa e nel frattempo a scrivere una serie di reportage per L’Avanti , che all’epoca era un giornale molto letto. C’era un filo rosso in questi articoli? Sì era quello di raccontare come se la stesse cavando l’Europa appena uscita dalla guerra. Aveva un piglio da flâneur , partiva da quello che ascoltava ai tavolini dei bar ma poi approfondiva, studiava. Questi scritti sono a lungo rimasti “sepolti” a Casa Fruttero, ora stiamo riflettendo sulla pubblicazione.

Se dovessi descrivere lo stile di Fruttero è paragonabile a quello d’inchiesta di George Orwell in La strada di Wigan Pier ».

Carlotta Fruttero ci ha spiegato come sono stati ritrovati: «Stavamo lavorando ai taccuini di mio padre, poi abbiamo trovato un grosso scatolone un po’ sfasciatello e aprendolo ho trovato questi fogli di giornale impalpabili, pensavo fossero materiali da leggere, invece erano articoli di papà. In essi c’è già lo sguardo che avrebbe avuto poi, anche se era solo un ragazzo di vent’anni o poco più».

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