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Letteratura

Huntington, Scruton Fallaci e Houellebecq. La lezione inascoltata sullo scontro di valori

I continui tributi di sangue non sono serviti all’Occidente per capire che l’islam radicale è incompatibile con i nostri valori

Ecco cosa pensava la Fallaci del "penoso" Dario Fo: "Senza dignità"

2977 innocenti uccisi l’11 settembre 2001 non sono bastati all’Occidente per aprire gli occhi sul pericolo del terrorismo islamico e, venticinque anni dopo, abbiamo dimenticato qual è la principale minaccia per la nostra civiltà. Eppure la tragedia dell’11 settembre è stata solo l’inizio di una lunga serie di attentati che hanno sconvolto l’Occidente da Madrid a Londra passando per il Bataclan a Parigi. Il comune denominatore è l’odio per la nostra civiltà e i suoi valori che i terroristi musulmani hanno messo nel mirino.

Neppure il tragico tributo di sangue che abbiamo pagato è servito a svegliare dal torpore le classi dirigenti occidentali per rendersi conto che l’islam radicale è incompatibile con i valori occidentali.

Già nel 1993 Samuel P. Huntington nel suo libro The Clash of Civilizations? metteva in guardia da un fenomeno che sarebbe diventato evidente con l’attentato alle Torri Gemelle, ovvero lo spostamento dopo la fine della guerra fredda dei conflitti da un piano ideologico e politico a uno culturale tra civiltà contrapposte. In particolare Huntington scriveva: «Il vero problema per l’Occidente non è il fondamentalismo islamico. È l’islam, una civiltà diversa le cui popolazioni sono convinte della superiorità della propria cultura e ossessionate dall’inferiorità del proprio potere». Il concetto di scontro di civiltà era già stato teorizzato dallo storico Bernard Lewis ripercorrendo nei suoi testi il lungo conflitto tra islam e Occidente. Roger Scruton affronta il tema dell’islam in vari suoi libri, in particolare in Occidente e resto del mondo e nel saggio Islam and the West: Lines of Demarcation. Il pensatore inglese mette in guardia dal pericolo del multiculturalismo: «L’immigrazione musulmana pone una sfida alla civiltà occidentale, e la politica ufficiale del “multiculturalismo” non è una soluzione, ma parte del problema». Scruton identifica nella perdita di identità e nella negazione delle nostre radici una delle principali cause della debolezza dell’Occidente definendola «oicofobia», odio verso la nostra casa. Ancor più duro è il suo connazionale Douglas Murray che affronta il pericolo dell’islam radicale nel suo libro La strana morte dell’Europa sostenendo che «l’Europa sta commettendo suicidio. O almeno i suoi leader hanno deciso di commettere suicidio». In particolare «L’immigrazione musulmana pone una sfida alla civiltà occidentale, e la politica ufficiale del multiculturalismo non è una soluzione, ma parte del problema». La scrittrice ebraica Bat Ye’or, autrice di Eurabia, scrive: «Eurabia è figlia del “palestinismo” e non mi meraviglierei se un giorno, sotto la bandiera dell’Eurabia palestinizzata, i soldati eurabici corressero a sterminare in Israele i discendenti della Shoah». Una previsione simile a ciò che è accaduto il 7 ottobre.

Sono gli autori francesi (che vedono più di altri con i propri occhi le conseguenze del multiculturalismo nella loro nazione) a scrivere alcune delle pagine più profetiche, da Houellebecq con Sottomissione a Zemmour con Il suicidio francese.

Ma l’autrice più lucida, a venticinque anni dall’11 settembre, rimane Oriana Fallaci: «Svegliatevi, gente, svegliatevi! Intimiditi come siete dalla paura di andare controcorrente e di apparire razzisti non capite o non volete capire che è in corso una Crociata al contrario. Non capite o non volete capire che ci hanno dichiarato una guerra di religione, una guerra che loro chiamano Jihad». Una lezione inascoltata dall’Occidente che odia se stesso.

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