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Letteratura

I “falsi amici” di Durastanti si nascondono fra le parole

“Il poliziotto che era un carabiniere mi disse che tutto si sarebbe risolto se mia madre avesse dato a mio padre quello che voleva: un po’ di conforto, attenzione e amore. Era sua responsabilità farsi carico di una persona fragile e malata”

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Il titolo, Falsi amici, potrebbe essere da intrigo romanzesco, ma se si pensa alla professione e alla vita dell’autrice Claudia Durastanti può venire il sospetto che sia un saggio. «Falsi amici» è un termine tecnico che rileva le ambiguità di parole straniere che ci suonano simili, ma che hanno significato diverso: per rimanere nell’ambito anglofono coltivato da Durastanti un esempio è «actually», che significa «in realtà» e non «attualmente».

Actually, Falsi amici è una raccolta di saggi: undici per 192 pagine edite dalla Nave di Teseo (euro 16), dedicate a Nina Rosalia, la figlia di Durastanti: nel suo nome un indizio del filo conduttore del libro, il colore rosa. Il sottotitolo pedagogico, «Qualcosa che ho imparato su amore, violenza e altre sfumature del potere» aggiunge ambiziosa complessità alla tavolozza dei saggi.

Cromie a parte, torniamo al tema linguistico. È qui che Durastanti suona più convincente. Dopo aver denunciato come evento traumatico il cambiamento, non una sfumatura da poco, del concetto di sicurezza («non ho potuto più pronunciarla senza sembrare reazionaria»), scrive l’affondo linguistico e politico: «Molte cose si dicono su una sinistra che non sa parlare, molte cose si pensano sulle parole nuove da imparare per stare al passo coi tempi, o quelle del passato da rispolverare per ottenere consenso: lotta di classe, salari, mobilità sociale, tradizione, comunità, popolo. Eppure basterebbe impedire la corruzione delle parole che esistono già. Sicurezza è stata una parola facile da svendere: le conseguenze sono state letali». Non letali, ma capaci di scagliarla dolorosamente nella «parabola del rosa» sono state quelle di un servitore dello Stato chiamato in soccorso della madre di Durastanti assediata dal marito: «Il poliziotto che era un carabiniere mi disse che tutto si sarebbe risolto se mia madre avesse dato a mio padre quello che voleva: un po’ di conforto, attenzione e amore. Era sua responsabilità farsi carico di una persona fragile e malata. Che le costava in fondo?». Parole di un falso amico: un potere, sostanzialmente impotente.

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