«Cultura green», «economia sostenibile», «risparmio energetico»: sono appena alcune delle parole che ormai da qualche decennio ci fanno sentire alla moda. Vi è forse qualcuno che non voglia apparire «per l’ecologia»? Perlomeno, questo è quello che accade nel nostro mondo occidentale, perché altrove sembrano in tutt’altre faccende affaccendati... In ogni caso, l’ecologia è una cosa importante. Ce lo ricorda anche l’istituzione della Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato, che il 1° settembre ha parto il cosiddetto Tempo del Creato, fino al 4 ottobre, festa di san Francesco. Dell’importanza dell’ecologia, insomma, siamo sicuri. Ma siamo altrettanto sicuri di capire di che cosa si tratti realmente?
Da professore quale sono, la mia mente va subito al significato della parola. Evito sofisticherie e mi limito a dire che significa pressappoco «comprensione, promozione e cura dell’ambiente». Ma di quale ambiente? Beh, è ovvio, dell’ambiente fisico-naturale: monti, mari ed alberi. Ma che significa comprendere, promuovere e curare un monte? Direi che significa aiutarlo a svolgere il suo potenziale, in modo da renderlo bello, sicuro, ospitale, sostegno alle biodiversità se boscoso, e via dicendo.
Se è così, allora l’ambiente è più che un monte e basta. È anche un contesto umano di relazioni. È come pensare a una casa con le sue mura. Certo, essa è importante. Ma perché renderla calda d’inverno, raffrescata d’estate, accogliente nei suoi interni e magari anche tanto bella da volerci passare quanto più tempo possibile? Semplice: perché si comprendono, si promuovono e si curano le persone che andranno a viverci. Perché a loro si è legati da un’origine e da un destino comune. Questo è l’ambiente nel suo più alto significato. È il significato integrale, che non tralascia nessuna dimensione: da quella del mondo fisico naturale a quella delle relazioni personali, economiche, culturali...
Questo significato è stato portato all’attenzione dei più da Papa Francesco, con l’enciclica Laudato Si’ del 2015, ma anche con l’istituzione, nella Pontificia Università Lateranense, di un Ciclo di Studio che rilascia lauree, specializzazioni e dottorati di ricerca proprio su Pace e Ambiente. Francesco ha così promosso l’espressione «ecologia integrale». Si è fatto portavoce di una sorta di profezia per il mondo contemporaneo. Se portate con voi un autentico desiderio di cura e bellezza per la natura di questo mondo, bene! Ma perché non promuovere la stessa cura e bellezza per chi, come voi, questo mondo lo abita, e per chi, dopo di voi, lo abiterà ancora? Basta guardarsi intorno per vedere che siamo tutti interconnessi e che ciò che facciamo a noi stessi ha ricadute sugli altri (e ciò che facciamo agli altri ne ha su di noi).
Per Francesco questo dato di realtà si spiega alla luce del Dio creatore di tutte le cose, che è una nozione comune a tanta religione (ben oltre il cattolicesimo), a tanta filosofia e finanche a tanta scienza. Sì, a quella scienza moderna costantemente alla ricerca di un principio di tutte le cose. Ma se queste sono unite nell’origine, allora lo sono anche nel destino. Lo dice la loro stessa natura.
Certo, «natura» non equivale del tutto a «creato». Se la prima può bastare alle scienze e alle tecniche, il secondo è invece reclamato da Francesco e con lui da un’imponente tradizione religiosa e filosofica. Ma allora si dirà l’ecologia integrale risulta di interesse solo per chi ha un certo interesse religioso e/o filosofico... Al contrario! Francesco invita ad affrontare problemi che sono di tutti più che a irrigidirsi su motivazioni che sono solo di alcuni. Chiede allora di accorgersi del creato come di un dono. Un dono se autentico non si fa per interesse tantomeno per costrizione. Si fa per amore. E se si fa per amore, allora quel che si dona è qualcosa di buono e di bello. Ma ciò che è bello stimola contemplazione e non sfruttamento; stimola rispetto e non uso né tantomeno abuso.
Questa disposizione a contemplare, rispettare e promuovere, che costituisce l’ecologia integrale, invita allora ad affrontare tutti i grandi problemi del nostro tempo. Invita a cambiare rotta non solo se si parla di inquinamento devastante degli ambienti naturali. Perché? Perché le ragioni di quell’inquinamento sono le stesse che portano alla degradazione sociale delle periferie urbane, alle innumerevoli ingiustizie che affliggono le nostre società, al ricorso a guerre combattute con mezzi sempre più micidiali, al consumismo che rende incapaci di apprezzare ciò che si ha, all’atto col quale si spezza la vita di coloro che, ancora in grembo, sono la quintessenza dell’innocenza incapace di difendersi.
L’ecologia integrale è insomma un potente richiamo perché donne e uomini del nostro tempo promuovano allo stesso tempo pace interiore, giustizia sociale, cura dell’ambiente naturale. O si sarà in grado di tenere assieme tutte queste dimensioni, ascoltando insieme «il grido della terra» e «il grido dei poveri», come Francesco ripete, o nessuna di esse potrà realmente sussistere. O l’ecologia del futuro sarà integrale o semplicemente non sarà!
