Cresce il malcontento tra gli editori per la decisione degli organizzatori di Più libri più liberi, la fiera del libro di Roma che si svolgerà dal 4 all'8 dicembre alla nuvola di Fuksas, di introdurre una dichiarazione di antifascismo da sottoscrivere per partecipare alla manifestazione. Come raccontato ieri dal Giornale chi vorrà esporre alla fiera promossa dall'Associazione Italiana Editori dovrà firmare un documento in cui dichiara di «riconoscere e condividere i valori antifascisti alla base dell'ordinamento democratico della Costituzione Italiana». Una norma «anti Passaggio al bosco», la casa editrice finita al centro delle polemiche nella scorsa edizione, inserita dall'Aie su pressione di una frangia minoritaria radicalizzata e politicizzata di case editrici che si sta però rivelando un boomerang. Vari editori stanno infatti valutando di non partecipare più alla manifestazione e sono arrivati i primi forfait.
Eclettica Edizioni ha annunciato che non parteciperà con un laconico «a dicembre avremo altri impegni». L'editore di Eclettica è Alessandro Amorese, parlamentare e capogruppo di Fdi in Commissione Cultura e la sua non partecipazione rappresenta un preciso segnale politico e culturale.
Secondo Manuel Grillo, editore di Settecolori: «Una fiera che si chiama Più libri più liberi dovrebbe sapere che la libertà non si attesta con un timbro. I libri, quelli, parlano. Le patenti morali o ideologiche, no». Poi aggiunge: «In questa logica il passo successivo potrebbe essere la messa al rogo dei libri considerati infetti in nome della democrazia».
Contrario all'introduzione della dichiarazione di antifascismo è anche Michele Silenzi di Liberilibri: «Penso che sia un provvedimento fascista, che più fascista non si può immaginare. Richiede infatti una certificazione grossolana e demenziale delle proprie idee secondo una sloganistica di tempi morti e stramorti. Si aggrappano, questi personaggi, a identità del passato perché non hanno l'intelligenza e la libertà per crearsene una propria. I libri sono di per sé complessità». Poi aggiunge in modo provocatorio: «Dinanzi a un provvedimento del genere, uno può anche firmare pur ritenendo quel foglio pura merda (e non d'artista). Dopodiché, dopo che tutti avremo firmato un provvedimento che va contro ogni autentica manifestazione di libertà di pensiero, questa gentaglia che tiene in mano un piccolo potere censorio, sarà felice? Tornerà a casa moralmente pieno del grande compito operato?».
La pensa allo stesso modo Renzo Casadei della casa editrice CartaCanta: «Da Editore libertario e liberista proprio per la libertà ho un culto. Anche il concetto di 'democrazia protetta' mi lascia molti dubbi. Aprire la strada a singole proibizioni è antidemocratico: arriveranno sensibilità che pretenderanno - a giusto titolo evidentemente - una dichiarazione di
anticomunismo, una più specifica di anti leninismo, di anti stalinismo, anche lo stesso termine 'socialista' quando non nella sua accezione democratica europea evoca situazioni non proprio bellissime».
C'è poi una maggioranza silenziosa di editori che preferisce non rilasciare dichiarazioni pubbliche ma che si sfoga privatamente: «trovo ridicolo che i tanto promessi i criteri di ammissione e di posizionamento in luoghi non sfortunati della fiera si risolvano, di fatto, in una dichiarazione di antifascismo».
Ma non sono solo molti editori a opporsi alla dichiarazione di antifascismo, anche nel mondo culturale cresce la contrarietà a una misura ritenuta illiberale e vari intellettuali e addetti ai lavori starebbero lavorando a una raccolta firme per chiedere di cancellare la dichiarazione di antifascismo.
Inoltre, da quanto apprende il Giornale, la dichiarazione sta riscontrando critiche non solo nel mondo culturale liberale e conservatore ma anche tra intellettuali di sinistra che, dopo il caso dell'invito cancellato a Erri De Luca al Festival Salerno Letteratura per le sue posizioni su Israele, sono stanchi di censure e misure illiberali.Il ministero della Cultura per il momento non rilascia dichiarazioni.