Nel bosco di Monta Clare in Missouri, puntellato da «file serrate di querce e pini bianchi», un mattino del 1975 il tredicenne Joseph Patch scompare. È l’inizio di un’epopea lunga trent’anni. Nella narrazione altre due figure sono centrali: Saint, la compagna di avventure di Patch, eGrace, una ragazza che gli fa visita mentre è prigioniero in uno scantinato e diventerà la sua ossessione. Tutti i colori del buio (Einaudi, pagg. 744, euro 22,50), l’ultimo romanzo del britannico Chris Whitaker, è un’avvincente storia di formazione e un thriller mozzafiato. Un poliziesco di ampio respiro che trascende il suo genere, dove si affrontano i temi cruciali dell’esistenza umana, l’amore, l’amicizia, la giustizia, finanche la vendetta. Il libro è stato un successo internazionale da oltre un milione di copie vendute.
Il suo ultimo libro si apre con la scomparsa di un adolescente, Patch. Perdersi è sempre un male?
«È un libro sul trovare la propria strada, trovare se stessi, è quello che cerca di fare Patch, scoprire se stesso...».
Qual è il momento in cui l’infanzia finisce?
«Se sei fortunato diventi adulto poco alla volta. Se non lo sei come Patch c’è una linea chiara tra l’essere adulti e l’infanzia, la responsabilità ti può schiacciare. Ed è ciò che avviene anche a Saint, lei è innocente quando incontra Patch, va in chiesa, ha una vita tranquilla, vive in un piccolo villaggio, ma qualcosa di terribile sta per accadere, la sua cittadina non sarà più un posto sicuro, sta per perdere il suo migliore amico. È così anche per Grace».
Il suo romanzo ha venduto più di un milione di copie nel mondo. Come è cambiata la sua vita da allora?
«Si è trasformata completamente. Tutto attorno ame è cambiato. Quando è iniziato il tour ho visitato più di 100 città, 28 Stati in America, ho viaggiato per due anni, ma ho avuto meno tempo per il mio lavoro, la mia famiglia e i miei bambini. È stato un sogno che è diventato realtà».
Il suo libro è stato definito anche «inquietante».
«Quando leggiamo una storia su un bambino che si trova nei guai e attraversa un periodo difficile, la reazione è preoccuparci per lui, vorremmo aiutarlo, vorremmo che stesse bene. Questa è la storia di Patch, di come cerca di uscire dal buio e ciò è terrificante. Patch è stato spogliato di tutto, ma cerca di sopravvivere».
Il romanzo è ambientato negli Stati Uniti poveri e rurali degli anni ’70. Perché?
«Una persona che vive a Londra si troverà più connessa con una città come New York che con un villaggio del Missouri. Trovo interessanti la politica e l’economia di quegli anni, fare delle ricerche su questo. È stata una vera sfida per me. In una piccola città tutti sono profondamente toccati dalla scomparsa di un ragazzino. Anche Saint cercherà di ritornare sempre al momento precedente quel terribile avvenimento, quando probabilmente era felice».
Il suo è anche il racconto di un’ossessione. È pericoloso averne una?
«Per Patch lo è stato, è trovare l’amore della sua vita, tutto il resto diventa secondario. Lui sente di avere una grande missione, ma sarà rischioso portarla a termine, perderà molto sulla sua strada».
Il libro ci parla di redenzione, di giustizia. Che differenza c’è con il concetto di vendetta?
«Patch non vuole punire nessuno, la sua èuna storia d’amore, lui cerca una redenzione ».
Lei ha vissuto anche esperienze traumatiche quali l’essere accoltellato a 19 anni nel corso di una rapina e perdere un milione di sterline con il trading online.
«Non ho subito realizzato che avessero inciso sul mio essere scrittore, ma nei miei libri parlo sempre di ragazzini che affrontano momenti complicati. Sono un po’ Patch, siamo molto simili io e lui. È stato catartico scrivere questa storia, trovare una strada per Patch... È come se la cercassi pure per me, una via di fuga, è stato terapeutico».
Lei lavora in una libreria nel tempo in cui non fa lo scrittore. Ha fatto anche l’agente di cambio.
«Ho smesso dopo l’ultimo libro per gli impegni. Semplicemente lo facevo perché avevo bisogno di soldi, ho tre bambini, avevo tre lavori, una vita caotica, poi la libreria è stato un luogo della mia infanzia... Sì, ho fatto l’agente di cambio per 10 anni, era un lavoro molto di routine emi permetteva di scrivere, io amo la routine e ho bisogno di scrivere».
Il suo libro è stato definito il nuovo grande romanzo americano. Chi sono i suoi maestri?
«Sicuramente Cormac McCarthy e John Grisham che porterò con me in vacanza, lo trovo molto confortevole, il legal thriller, strano? Mi perdo nelle sue storie...».
