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Letteratura

Quei ribelli che diventano pecorelle

Che cosa fai quando il sistema che dovrebbe darti un senso - chiesa, azienda, famiglia nucleare, chat online, ideologia - si rivela corrotto, indifferente o predatorio?

Pecorelle smarrite, Madeline Cash

Sotto la commedia nera sulla famiglia Flynn, protagonista del romanzo Pecorelle smarrite (Gramma Feltrinelli, traduzione di Marco Rossari, pagg. 304, euro 19) di Madeline Cash (a Milano il 19 settembre al Festival Belleville e a Torino al Circolo dei Lettori il 21 settembre) si nasconde un’unica domanda, posta cinque volte con cinque personaggi diversi: che cosa fai quando il sistema che dovrebbe darti un senso - chiesa, azienda, famiglia nucleare, chat online, ideologia - si rivela corrotto, indifferente o predatorio? La risposta di Cash, tutt’altro che consolatoria, è che la maggior parte delle persone non lo scopre mai, perché il conforto del sistema conta più della sua onestà. Di contro, chi lo scopre di solito ne paga il prezzo. È quel che accade a Bud Flynn, il padre, contabile al porto: nota per anni un carico mai dichiarato, capisce che qualcosa non torna, e per gran parte del libro non fa nulla. Non perché sia corrotto, ma perché l’inerzia gli costa meno della verità. Quando finalmente indaga, lo fa per vincere un premio

aziendale e quando scopre che il carico nasconde una tratta di esseri umani, accetta comunque l’assegno che gli viene offerto e lo spende per la famiglia.

È un ritratto spietato della complicità ordinaria o «romanzo di sistemi», come è stato definito - quello che Madeline Cash, classe 1996, cofondatrice della rivista Forever Magazine e autrice della raccolta Earth Angel (2023), tratteggia per lui, sua moglie Catherine e le tre pecorelle smarrite che sono le loro figlie: la deliziosa Abigail, 17 anni, la problematica Louise, 15, e l’intellettuale di casa, Harper, 12 anni. Dai «sistemi» Bud si difende con la battuta pronta, battuta e umorismo nero che sono anche ingrediente segreto di questo romanzo: con il sorriso o con la risata Cash si avvicina al buio e al disagio - una setta di miliardari che si scambia il sangue, una ragazzina che costruisce un ordigno per un concorso di bellezza - e li incolla sul lettore, costringendolo ad una deriva trasformativa. Inutile dire che tutti i personaggi del romanzo, dal parroco irritabile all’ex di Abigail che pagherà caro il suo romanticismo; dall’esoterico adescatore online di Louise, l’invisibile

figlia di mezzo, alla poliglotta Harper, l’unica dei cinque Flynn ad avere sempre ragione su tutto, ma anche l’unica che famiglia e scuola trattano come una malata, spedendola in un campo di rieducazione; tutti, insomma, fino agli amanti di moglie e marito inclusi, hanno qualcosa da rivendicare e di cui vendicarsi. Vendette nelle quali si rivelano tuttavia quasi sempre grotteschi dilettanti.

Oltre a rivelarsi godibile e divertente in modo intelligente, Pecorelle smarrite punta il dito verso parecchi comportamenti seriali contemporanei, non tanto per discuterne quanto per goderseli dopo averli messi in mutande: il complottismo, la manipolazione, le nevrosi reali e quelle digitali. Ben distinguendo chiese, aziende e algoritmi dalla coscienza individuale e proponendo - come alternativa alla misteriosa normalità - l’appartenenza. Magari alla tanto vituperata famiglia.

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