Nello scenario contemporaneo, poche figure incarnano la resistenza della società civile dinanzi al potere con la stessa fermezza di María Corina Machado.
Leader dell’opposizione venezuelana, ostacolata e perseguitata dal regime di Nicolás Maduro e insignita del Premio Nobel per la Pace, Machado ha condensato la sua visione in un’opera di straordinario impatto: The Freedom Manifesto (pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi Editore, pagg. 216, euro 19). Più che un semplice programma di governo, il volume si configura come un vero e proprio atto di «immaginazione morale», un testo che analizza le macerie di una nazione per tracciare la mappa della sua necessaria ricostruzione.
Il cuore pulsante dell’opera risiede nel concetto indissolubile di dignità umana. Machado non si limita a proporre una ricetta economica o una serie di riforme istituzionali; la sua analisi parte dalle fondamenta del liberalismo classico. Per l’autrice, la libertà non è un privilegio concesso dall’alto, né un regalo dello Stato, bensì un diritto naturale e inalienabile di ogni individuo.
Attraverso una lucida ricostruzione storica, il testo descrive come il socialismo venezuelano del XXI secolo, inaugurato da Hugo Chávez e tragicamente esasperato da Maduro, abbia metodicamente svuotato la proprietà privata, smantellato il rule of law, soffocato l’iniziativa privata e cacciato una delle nazioni più ricche dell’America Latina entro una crisi umanitaria senza precedenti.
Uno dei meriti maggiori di The Freedom Manifesto è che esso evita di scivolare nel mero rancore o nel vittimismo: la critica dell’oppressione socialista, in effetti, è solo il punto di partenza per una proposta costruttiva; e il disegno di Machado si articola su alcuni pilastri ben definiti: la certezza del diritto, la trasparenza dei meccanismi elettorali, il ripristino della piena libertà di espressione e associazione, oltre a una decisa svolta verso l’economia di mercato.
Oggi Machado è all’estero: desidera tornare in patria, ma è bloccata soprattutto dall’amministrazione Trump (che qualche mese fa ha deposto e deportato Maduro) e dall’ulteriore destabilizzazione causata dal recente terremoto. Il chavismo è probabilmente in fin di vita, ma non si capisce ancora quale strada prenderà la società venezuelana. Per Machado, senza dubbio, la rinascita economica potrà avvenire solo restituendo centralità al settore privato e liberando le energie del lavoro autonomo dalle catene della burocrazia corrotta e statalista.
Nel volume un elemento di forte efficacia narrativa deriva dall’inclusione delle voci della società civile. Il testo non è il monologo isolato di una leader, ma un coro a più voci. Raccogliendo le testimonianze dirette di molti cittadini madri, padri, giovani, ex prigionieri politici , il libro documenta l’orrore delle persecuzioni, della fame e dell’esilio. Al tempo stesso, queste storie si trasformano in testimonianze di speranza, dimostrando che il desiderio di libertà profondo non può essere spento da nessuna autocrazia. Il volume solleva pure interrogativi cruciali sulla dialettica tra libertà politica e riforme di mercato, offrendo spunti di riflessione che superano i confini del Sudamerica e parlano a tutto l’Occidente. In un’epoca segnata da una regressione globale delle libertà individuali (si pensi al declino della privacy in Europa), quest’opera ci ricorda che la libertà non è una conquista definitiva, ma un impegno che richiede partecipazione attiva, vigilanza e, soprattutto, un immenso coraggio civile.
