Quando Tom Turvey, ex capo di Google Books, venne assunto da Anthropic nel febbraio del 2024, nessuno Qavrebbe immaginato che lo scopo fosse quello di far, letteralmente, ingoiare ai modelli di intelligenza artificiale tutta la conoscenza libra . ria del mondo. Le recenti vi cende giudiziarie che hanno interessato Meta e Anthropic, con due sentenze gemelle di fine giugno 2025 e una ulteriore serie di provvedimenti per la definizione del risarcimento economico in fa vore di scrittori e case editrici, hanno aiutato a gettare luce su un altro fenomeno noto fino ad ora solo a ristrette cerchie di appassionati e di specialisti: quello del “destructive scanning”, ovvero della scansione meccanizzata dei libri, un processo industriale che passa attraverso lo sventramento dei testi. Il fatto che la società di Amodei abbia pescato tra le maglie di Google non deve sorprendere: Google Books è stato un progetto che ha anticipato una linea simile, resistendo peraltro alle contestazioni sul diritto d’autore. Ma Google Books non ha mai ambito a raggiungere la massività su scala planetaria più completa o, se si preferisce, “totale”, secondo le raccomandazioni di Amodei rivolte a Turvey. Il “destructive scanning” rappresenta letteralmente l’inferno per gli appassionati di libri, ai quali consiglierei quasi di saltare le righe seguenti e riprendere la lettura una volta terminata la spiegazione della procedura: questa consiste in un metodo di digitalizzazione che passa attraverso il disassemblag gio dei libri cartacei, tagliandone il dorso e inserendo ogni singola pagina in macchine che procedono alla scansione, e alla conversione in file PDF, ad alta velocità. In questo modo, ogni libro, distrutto, viene trasformato in una versione digitalizzata che può essere sottoposta all’LLM per il suo addestramento. Il metodo, lo si capisce, è tanto barbaro quanto veloce ed efficiente, ideale per procedere con speditezza a un addestramento su vasta scala. Non si tratta di una prassi che riguarda la sola Anthropic, come ha ricordato il Washington Post nel gennaio del 2026, anche se la società di Amodei ha dimostrato una certa volontà di grandezza che si è tradotta empiricamente in maggiori dimensioni, tanto di acquisizione quanto di scansione, rispetto i competitor. Quello delle scansioni brutali e della conversione in formato digitale dei libri è divenuto un autentico sotto-mercato del sempre più incredibile e quasi cyberpunk settore dell’intelligenza artificiale generativa, con tanto di start-up nate appositamente per cercare di accelerare il processo, senza tanti riguardi per i cari, vecchi libri. C’è qualcosa di poeticamente karmico nel fatto che una delle due cause contro i giganti dell’Ia sia stata promossa da uno dei nomi storici del cyberpunk, Richard Kadrey, autore nel 1988 del lisergico romanzo cyber-noir Metrofaga.Intendiamoci, i libri distrutti e scansionati sono regolarmente acquistati, come hanno accertato le sentenze. La violazione del copyright per cui sono scattate le condanne e i conseguenti risarcimenti riguarda invece l’uso, anche questo massivo, di librerie-ombra, ovvero di piattaforme del dark web che conservano e vendono copie pirata di libri protetti da diritto d’autore. Già l’essersi abbeverati anche a quella fonte dimostra la spregiudicatezza di soggetti societari che poi predicano la “Ia costituzionale” e lodano le encicliche papali su un uso umano e responsabile dell’alta tecnologia. Il problema però ora si sta spostando ad una latitudine ancora più problematica. Perché un conto è veder maciullata la singola copia di un volume di vasta diffusione, altro a dirsi se gli appetiti dei giganti del Tech iniziano a orientarsi anche alla sapienza contenuta in libri antichi, di valore antiquario. Come riporta Frank Landymore, sulle pagine digitali di Futurism, le società in competizione tra di loro lungo la frontiera dell’intelligenza artificiale stanno significativamente accelerando il processo di acquisizione e distruzione di libri antichi, al fine di digitalizzarli e trasformarli in dati di addestramento. Il fenomeno è così diffuso che secondo 404 Media molti rivenditori di libri, compresi quelli destinati al mondo collezionistico, stanno innalzando vertiginosamente le quotazioni dei testi. Elon Musk ha deciso di opporsi a questa deriva: su X, il 28 luglio, ha chiaramente scritto di aver impartito disposizioni ai dipendenti di SpaceXAI affinché non distruggano i libri antichi ma procedano invece a scansionarli in maniera rispettosa della loro integrità e del loro valore. La fame di libri nutrita dall’intelligenza artificiale, oltre che scenario da libro dark fantasy come The Book Eaters di Sunyi Dean, è dettata non solo dalla necessità di dati ma anche da un altro fattore: i LLM stanno iniziando a leggere loro stessi.Più introiettano testi, rielaborandoli a seconda dei comandi ricevuti, più finiscono per trasformare l’universo della conoscenza in un flusso meccanico: tutto questo conduce ad un inquinamento qualitativo degli output rilasciati dopo i prompt, perché le risposte offerte, i testi prodotti, non sono più assemblati sulla fattura dei libri originali ma, inevitabilmente, anche su testi prodotti dalle stesse Ia, in una circolarità quasi psichedelica. Per questo hanno bisogno di parole e libri sempre nuovi.Tutta quella sapienza geologicamente stratificatasi nella elaborazione anche materiale e tipografica, da Gutenberg in poi, rischia di dissolversi però come cenere tra gli snodi meccanizzati dei LLM. Borges, verrebbe da dirsi, aveva visto giusto nella sua novella Tlön, Uqbar, Orbis Tertius, non casualmente assai popolare nella Silicon Valley, quando scrive «una sparsa dinastia di solitari ha cambiato la faccia del mondo. I lavori continuano. Se le nostre previsioni non errano, tra un centinaio d’anni qualcuno scoprirà i cento volumi della seconda Encyclopaedia di Tlön. Allora spariranno dal pianeta l’inglese e il francese e il semplice spagnolo. Il mondo sarà Tlön».

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