Leggi il settimanale

"L'Ia può favorire il controllo assoluto dell'informazione"

Il Nobel per la fisica Giorgio Parisi: "Il Papa è in sintonia con molti scienziati"

"L'Ia può favorire il controllo assoluto dell'informazione"

Magnifica Humanitas, l'enciclica di Leone XIV "sulla custodia della persona umana nel tempo dell'intelligenza artificiale", si occupa di una questione di straordinaria attualità e lo fa nella maniera più inattuale possibile, ovvero superando gli steccati fra le discipline e le specializzazioni che inscatolano il sapere. Giorgio Parisi, Nobel per la Fisica nel 2021, racconta come, leggendola, la prima cosa a colpirlo sia stata "una convergenza molto interessante fra un Papa matematico e quello che molti fisici e informatici dicono". Parisi, che è stato premiato per i suoi "contributi rivoluzionari alla teoria dei sistemi complessi", ha appena spiegato nel suo saggio Le simmetrie nascoste (Rizzoli) "perché la fisica è alle radici dell'intelligenza artificiale di oggi e di domani".

Professor Parisi, che cosa ci dicono gli scienziati?

"Beh, Anthropic ha appena lanciato un appello per una pausa mondiale nello sviluppo dell'Ia, per il rischio di perderne il controllo. I problemi di adattamento degli esseri umani a questa tecnologia sono numerosi: come possiamo fare sì che essa sia utilizzata per l'uomo e per migliorare le capacità dei singoli, e non diventi qualcosa che ci scappa di mano?".

A che cosa pensa?

"Faccio un esempio semplice. Negli Stati Uniti stanno scomparendo i siti di ricette di cucina, perché la gente ormai le chiede all'Ia; la quale legge le ricette una volta, le memorizza e poi risponde, magari mischiandone qualcuna, ma il risultato è che le persone non guardano più i siti. E questo alla lunga è un problema, non solo per le ricette, poiché riguarda la degenerazione dell'informazione".

In che modo?

"Se tutti i siti chiudono, dove troveremo ricette nuove? L'Ia recupererà dati da altre Ia e così tutta l'informazione passerà fra loro, e le informazioni al di fuori da quelle utilizzate dall'Ia non esisteranno: questo significa un controllo assoluto dell'informazione e, che sia un monopolio o un oligopolio, comunque sarà deleterio".

Il Papa insiste molto sul rischio di un monopolio dell'Ia.

"È proprio così, un monopolio, e quello sull'informazione è il più preoccupante. Però, anche se pensiamo all'organizzazione dei pagamenti bancari, che può sembrare meno pericolosa, in realtà, è già un'arma di ricatto internazionale".

Il Papa scrive anche che una delle tentazioni dell'Ia è di far "sembrare inutile il pensiero umano proprio quando è più necessario".

"Di recente Michel Talagrand, che è un matematico di fama, mi ha detto: i matematici cominciano a imparare in un nuovo campo prima affrontando i lavori facili, poi quelli più difficili, e poi quelli ancora più difficili; ma se l'Ia svolge tutti i compiti facili, e non quelli più difficili per i quali serve ancora l'essere umano, come potranno i matematici, che non hanno svolto i lavori facili, a imparare le cose più difficili?".

Il Papa parla della "fatica necessaria per cercare la verità" e cita l'immagine di Platone delle "pietre focaie" da cui scocca la scintilla della comprensione. Pensa che senza questa fatica lei avrebbe raggiunto gli stessi risultati?

"La fatica, esattamente. Quanto a me, è difficile dire se, con l'Ia, il mio percorso sarebbe stato lo stesso, perché il modo di fare scienza, con o senza di essa, è totalmente diverso. Uno scienziato si deve formare una serie di strumenti concettuali nella propria testa, e il modo per farlo è risolvere i problemi; quindi, se li risolvo con l'Ia, c'è il dubbio che non funzioni... Non sono sicuro, ma il dubbio c'è, e penso che fare un salto del genere, senza sapere quello che succederà, sia pericoloso".

Che cosa può accadere?

"Le persone devono prima abituarsi a pensare e solo dopo sono in grado di sviluppare un pensiero autonomo, ma se non hanno la necessità di pensare, perché è l'Ia a risolvere tutti i problemi, è difficile sviluppare un pensiero autonomo. È una questione enorme di educazione nelle scuole, che dobbiamo affrontare".

Così si perde anche il gusto della scienza pura, come quella che ha praticato per tutta la vita e di cui parla nel suo libro?

"Sì, anche questo è un aspetto interessante. Il gusto non è quando ti ritrovi tutto già fatto... Vero è che oggi l'Ia è un collaboratore un po' strano, a cui dici come andare avanti, come a uno studente, e se poi diventerà più capace di proseguire in autonomia sarà diverso; però io credo che il problema non sia tanto quello che potrà accadere in futuro, quanto di agire ora, con urgenza, per regolamentarla. Non è facile, perché servono un accordo sovranazionale o trattati fra più Paesi, ma dobbiamo rimboccarci le maniche".

Può spiegare come i suoi studi abbiano a che fare con la nascita dell'Ia?

"L'Ia funziona grazie a una serie di tantissime parti che, in modo simile ai nostri neuroni, analizzano e si scambiano le informazioni. In fisica, da un secolo e mezzo, studiamo come gli oggetti composti da un numero enorme di piccole componenti, a loro volta in comunicazione con un altro numero enorme di piccole componenti, quando si trovano tutti insieme abbiano un comportamento collettivo diverso da quello delle singole parti: ecco, questi studi - di fisici, informatici e biologi - sono stati utili per sviluppare l'idea dell'Ia negli anni '80".

Qual è il problema maggiore al momento secondo lei?

"Quello del monopolio. La ricerca è diventata essenzialmente privata e le informazioni su come funzionano questi sistemi non sono pubbliche: solo i proprietari delle aziende e chi ci lavora conoscono tutti i dettagli e possono valutare davvero che cosa stia succedendo e quanto sia pericoloso. Serve un attore a livello pubblico, che possa entrare nei dettagli dell'Ia e discutere con la comunità scientifica: un grande centro pubblico a livello europeo, poiché sono necessarie grandi risorse, finanziarie e umane".

È possibile, come dice il Papa, "disarmare" l'Ia?

"Sono assolutamente d'accordo che vada disarmata e credo che sia possibile, se iniziamo a spingere in questa direzione: dipende da quanto l'opinione pubblica e i governi si convincono che sia necessario.

Non è semplice, perché ci sono forti interessi nella direzione opposta, ma il fatto che qualcosa sia difficile da ottenere non significa che non dobbiamo impegnarci per riuscirci. Specialmente se è così centrale per il nostro futuro".

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica