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Dom Pérignon e Tilda: l'invenzione del tempo

Una straordinaria performance della Swinton per il battesimo del Vintage 2018 della maison

Dom Pérignon e Tilda: l'invenzione del tempo
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Dal nostro inviato a Bilbao

Un corpo asciutto, asettico eppure magnetico. Un foglio bianco che attraverso continui cambi d'abito, lenti e rituali eppure attraversati dal guizzo dell'estemporaneità, scrive un racconto che esplora il luogo come spazio fisico ma anche simbolico, capace di custodire memoria, emozioni e identità, ambiente narrativo abitato da figure e storie che emergono davanti agli spettatori.

Il corpo abitato è quello di Tilda Swinton, lo spazio quello del Guggenheim Museum di Bilbao, capolavoro di architettura organica di Frank O. Gehry, la performance, ideata dalla stessa attrice britannica con il sodale Olivier Saillard, con lei sul palco nei panni del vestitore/svestitore, si chiama "House of Gestures" ed è stata voluta da Dom Pérignon, leggendaria maison della Champagne, come nuova tappa del proprio percorso di dialogo con il mondo della cultura che da anni articola un differente punto di vista sull'identità, la storia e il futuro della maison. In particolare con il progetto "Creation is an eternal journey", che ha implementato collaborazioni con artisti di discipline differenti come Karl Lagerfeld, David Lynch, Lenny Kravitz, Takashi Murakami. E la Swinton, da tempo interessata ai temi della presenza scenica, del gesto e della trasformazione.

L'idea dialoga con uno dei temi centrali dell'universo Dom Pérignon: il legame con il territorio. La maison richiama le proprie origini nell'abbazia di Hautvillers, considerata la culla storica dello Champagne, e il rapporto tra tempo, paesaggio e lavoro umano che accompagna la nascita di ogni millesimato. Un concetto che Vincent Chaperon, chef de cave della maison, sintetizza definendo il grande vino come "luogo dell'anima".

La performance mette quindi in relazione due processi creativi differenti - l'arte e l'enologia - ma accomunati dalla stessa attenzione per il tempo, il gesto e la costruzione di significato. Che per Dom Pérignon significa l'incessante ricerca dell'armonia attraverso codici estetici e sensoriali come precisione, intensità, sensazione tattile, mineralità e complessità.

A Bilbao Chaperon ha presentato in anteprima i pré-assemblages 2025 e ha battezzato il Vintage 2018, frutto di un'annata con le condizioni climatiche ideali: sole, apporto idrico, felicità. Il risultato è un vino luminoso, dall'incedere maestoso, minerale, salino, frutto rotondo e succoso, e dalla suggestione tropicale che crea un sorso lussureggiante. Una meraviglia.

Con il Vintage 2018 Dom Pérignon conclude il ciclo di quattro disvelamenti di nuovi millesimati a breve distanza. Non una scelta di marketing ma la conseguenza del fatto che, come nota Chaperon, "semplicemente erano pronti, hanno bussato alla porta uno dopo l'altro". Nei mesi scorsi sono stati lanciati il Vintage 2017, l'ultimo atto di coraggio con cui Richard Geoffroy, il predecessore di Chaperon, ha concluso il suo percorso trentennale alla guida della maison, in cui lo Chardonnay di notevole maturità disegna nel palato uno spazio nuovo per il vino, in tensione tra rotondità e linearità.

E poi il Rosé Vintage 2010, una vera pietra miliare della storia contemporanea di Dom Pérignon, e il Vintage 2008 Plénitude 2, che rappresenta la seconda vita, energica e radiosa, di un millesimato in stato di grazia dopo quindici anni di riposo supplementare sui lieviti. Una nuova vetta espressiva per una maison che dialoga con il tempo come nessun altro riesce a fare nella Champagne.

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