E quattro. Il «sistema» che avrebbe messo in piedi Luca Di Donna durante il Covid attraverso il mentore Guido Alpa prende sempre più forma con testimonianze inedite. L’ex collega di studio dell’allora premier Giuseppe Conte, millantando il nome del leader grillino, avrebbe offerto la propria influenza e le conoscenze a imprenditori che volevano fare affari durante la pandemia, che fossero mascherine, respiratori, test molecolari o richieste di finanziamenti. Chi ha accettato di servirsi delle sue «consulenze» ha portato a casa contratti e soldi. Chi si è opposto (come il numero uno di Jc Electronics Dario Bianchi) è stato ostacolato e ostracizzato da Arcuri e infine risarcito perché le mascherine che avrebbe offerto allo Stato erano a norma, non come quelle cinesi farlocche e pericolose, strapagate 1,2 miliardi di euro e sdoganate allegramente grazie a certificati farlocchi.
A testimoniare in commissione Covid ieri sono stati i vertici della società Portobello Spa Pietro Peligra e Simone Prete, già interrogati il 22 luglio scorso su delega della commissione. La loro società di prodotti per la casa, elettronica e abbigliamento nell’estate 2020 era in piena emergenza: negozi chiusi, crisi di liquidità, fatturato inesistente, dipendenti in cassa integrazione. «Ci fu consigliato di rivolgerci a Di Donna per ottenere un contatto diretto con Cassa depositi e prestiti» perché operava «in uno studio romano con rapporti istituzionali di alto livello». Di Donna e la società Lavori Riuniti Srl - riconducibile secondo Peligra ai soggetti che gli avevano presentato il legale - firmano un contratto con una success fee del 5% (di cui il 3% a Di Donna) in caso di prestito superiore ai 16 milioni. Alla fine ne arriveranno 3,5: Di Donna e Lavori Riuniti si accontenteranno di 125mila euro più Iva «senza fare nulla».
Come ha già ricostruito dal Giornale, chi si è servito della consulenza di Di Donna come Adaltis ha portato a casa contratti con il commissario all’emergenza Covid Domenico Arcuri. Ha pagato un prezzo altissimo, con controlli tartassanti e sequestri ingiustificati, chi ha detto no a una consulenza «mascherata» da tangente. Come lo stesso Bianchi o come Giovanni Buini, che ha testimoniato di aver rifiutato di incassare 60 milioni per 160 milioni di mascherine «per timore che la consulenza chiesta presso lo studio Alpa si configurasse come una tangente». La Procura di Roma finora ha fatto spallucce di fronte a vecchie e nuove rivelazioni, né Conte né alcun rappresentante dell’esecutivo Pd-M5s ha mai speso una parola per criticare questo «sistema». Sono solo millanterie? È vero che Cdp era «avvicinabile» da Di Donna? Perché faceva il mediatore vantando entrature a Palazzo Chigi? «L’ex premier chiarisca in commissione», dice la capogruppo Fdi Alice Buonguerrieri. Ma non il 14 settembre: la seduta è già stata spostata.
