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Magistratura

David Rossi, spunta il politico Pd al soldo della 'ndrangheta

“So mandanti ed esecutori”, dice un mafioso, che accusa pure un eletto in carica

Mps, la procura non riaprirà il caso sul suicidio di David Rossi
David Rossi, capo comunicazione del Monte Paschi di Siena

Mandante, esecutori e persino un parlamentare Pd in carica al soldo della ‘ndrangheta. In un verbale secretato da una Procura antimafia ci sarebbe la verità sulla morte di David Rossi, il manager Mps che secondo le perizie dei Ris sarebbe stato aggredito, fatto volare dalla finestra del suo ufficio e lasciato agonizzare senza soccorrerlo a Siena. Nel vicolo di Monte Pio il 6 marzo 2013 c’erano un gruppo di persone legate alla ‘ndrangheta che spadroneggiava tra l’Emilia-Romagna e il triangolo rosso Siena, Bibbiano (Comune sciolto per infiltrazioni mafiose) e Viadana, sede di una banca dove un numero ritrovato sul cellulare di Rossi porterebbe a un conto un prestanome del clan Grande Aracri secondo i processi nati dalle indagini AEmilia e Grimilde, come aveva raccontato un imprenditore legato alle cosche.

A indicare anche il politico Pd corrotto sarebbe stato uno ‘ndranghetista in galera, probabilmente per reati connessi a queste due inchieste. Non è ancora chiaro se queste dichiarazioni saranno o meno utilizzabili dalle procure che si stanno occupando della vicenda Rossi. Non c’è solo Siena a indagare, ci sarebbero tre fascicoli aperti anche alla Dda di Firenze, di Brescia (per Viadana) e anche la Dda di Bologna, atteso che secondo le indiscrezioni il parlamentare considerato a disposizione dei clan calabresi sarebbe stato eletto in Emilia-Romagna alle ultime Politiche.

Da mesi Gianluca Vinci, presidente della commissione David Rossi, sta lavorando - di concerto con il Dap, gli investigatori delle Procure interessate e della commissione, che agiscono su delega in nome del potere giurisdizionale riconosciuto all’organismo parlamentare d’inchiesta - per ricostruire le trame dietro la morte del responsabile Comunicazioni Mps legate al vorticoso giro di denaro che Rossi avrebbe gestito (circa 50 milioni di euro l’anno) per sponsorizzare lo sport locale. Come la squadra di rubgy di Viadana del quale il manager ucciso forse dalla ‘ndrangheta era tifoso e spesso spettatore. Si parla di valigette piene di denaro da e per Roma, di riciclaggio internazionale e degli appetiti delle cosche sui fiumi di denaro finiti anche in tasca pure a questo parlamentare, la cui identità è ignota.

Lunedì si riunirà la commissione e potrebbero esserci sviluppi importanti. Ma a pesare è la credibilità del mafioso: non è ancora chiaro se le dichiarazioni siano state o meno riscontrate dalle Procure competenti. La verità su Davi Rossi che i familiari attendono dopo quasi 14 anni rischia di sovrapporsi a un probabile scontro politico, per colpa delle solite indagini a senso unico e di un sistema di potere coagulato da secoli. Che forse un boss potrebbe contribuire a far sciogliere.