Un provvedimento che turba l’opinione pubblica. E lei, Annalisa Imparato, magistrato, ne affronta i molteplici profili. «In molti, mi hanno chiesto tecnicamente il perché di questa decisione».
Lei che risposta ha dato?
«La Procura ha chiesto la misura cautelare custodiale in carcere, il massimo che può essere richiesto nel sistema italiano, il Tribunale ha avuto una visione diversa in seguito all’interrogatorio di garanzia, per un ravvedimento susseguente dell’arrestato».
Anomalo?
«In punto di diritto è nelle competenze del Giudice, appare ovvio che sulla pancia dell’opinione pubblica le visioni possano essere assolutamente antitetiche, in quanto si sta parlando di una bambina di tredici anni. Sulla pancia del cittadino un ravvedimento di qualsiasi tipo per un reato di siffatto genere non è in alcun modo ammissibile. Tutti corrono con la mente al se fosse capitato ai propri cari».
Scusi, ma la gip non avrebbe potuto disporre gli arresti domiciliari?
«Sì, in alternativa al carcere è prevista la possibilità di custodia domiciliare. In questo caso, verosimilmente, la valutazione è stata realizzata sulle qualità soggettive dell’arrestato ritenuto elemento di non particolare pericolosità. Molti cittadini si sono, invece, soffermati unicamente sul fatto reato realizzato sottolineandone la eccezionale gravità, non condividendo pertanto, le valutazioni sulle qualità soggettive».
Il molestatore era incensurato. Può essere quella la spiegazione del buonismo giudiziario?
«Sicuramente ha la sua ovvia importanza. Tuttavia, starebbe emergendo, almeno giornalisticamente, l possibilità che l’arrestato abbia realizzato addirittura pochissimi minuti prima analoga condotta ai danni di un’altra donna. Questo potrebbe essere un elemento altamente indicizzante. Per questo è importante denunciare sempre».
Nordio ha mandato gli ispettori. Corretto?
«È una competenza che rientra nelle facoltà del Ministro che ha poteri propri di impulso. La funzione degli ispettori è quella di approfondire gli atti, ma, ovviamente, nessuno può mettere in discussione l’autonomia del giudice».
Giorgia Meloni attacca: la politica fa le leggi, ma i magistrati poi le interpretano e in qualche caso le svuotano. Ha ragione la premier?
«Il rispetto dei poteri è e deve essere assicurato; tuttavia, appare chiaro che talvolta la visione diversa della vita possa portare a leggere i fatti con visuali totalmente differenti».
Lei si è battuta per il sì al referendum. Un disegno, bocciato dagli italiani, per indebolire la magistratura?
«Oramai è una pagina che appartiene al passato e bisogna guardare avanti rispettandosi quotidianamente e reciprocamente offrendo un servizio ai cittadini e facendo avere sempre fiducia nello Stato in tutte le sue sfumature».
