C’è un dossier, un po’ sepolto, che può essere riaperto dall’inchiesta sulla bomba sotto casa di Sigfrido Ranucci. È il caso dell’Autogrill, l’incontro tra Matteo Renzi e Marco Mancini, che è costato il pensionamento anticipato all’ex capo del controspionaggio. La questione, manco a dirlo, riguarda i rapporti tra Mr.Report e la sua trasmissione con i servizi segreti. Nelle carte sull’attentato di Pomezia compare anche Marco Bernardini (nella foto), ex del Sisde, con alle spalle una condanna definitiva a 5 anni e 8 mesi per lo scandalo Telecom-Pirelli. Bernardini è stato sentito dagli inquirenti sull’attentato a Ranucci come persona informata sui fatti. Ma è stato anche ospitato da Report in uno dei servizi sull’attentato al suo conduttore. L’ex informatore, in quel passaggio televisivo, ha sostenuto che prima dell’attentato Ranucci avesse subito un «hackeraggio del telefono». È un nome, quello di Bernardini, che ci consente di riavvolgere il nastro di quattro anni. Di preciso al maggio del 2021, quando Report ha tirato fuori l’arcinoto caso dell’Autogrill. A identificare Mancini, che era in servizio, è stato Carlo Parolisi, ex Aise ma anche ex Sisde, con volto e voce camuffati dalla trasmissione di Rai3. Parolisi e Bernardini, entrambi collegabili a Report, possono essersi conosciuti ai tempi del Sisde, certo. E almeno alcune cronache li descrivono come «grandi amici». Proprio in relazione alla vicenda dell’autogrill, il duo degli 007 è protagonista di una curiosa coincidenza. Chi è che, dopo l’identificazione di Mancini da parte di Parolisi, appare, sempre su Report, per commentare la vicenda? Bernardini, che, intervistato da Giorgio Mottola, ha affrontato il tema dell’autogrill quale usuale luogo d’incontro per gli 007, per poi avventurarsi dentro la questione Telecom-Pirelli. Erano passati soltanto 14 giorni dallo «scoop». Insomma, Parolisi ha identificato Mancini, peraltro contattando Report di sua iniziativa, e Bernardini ha commentato l’episodio. Dopo l’affaire dell’autogrill, Marco Mancini è stato costretto lasciare la scena. Nei nuovi equilibri del comparto è cresciuto invece Giuseppe Del Deo, che è arrivato sino alla vicedirezione dell’Aisi e del Dis, per poi andare in pensione nel 2025. Da aprile 2026, Del Deo risulta indagato per peculato e accesso abusivo alle banche dati istituzionali, nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta «squadra Fiore». Un gruppo di uomini, i cosiddetti «neri», che sarebbero stati utilizzati per attività investigative non istituzionali. Una storia che per ora rimane sul piano delle accuse. Ma torniamo all’Autogrill.
Qualche settimana fa, in un’intervista al Giornale, Matteo Renzi ha definito quella faccenda come un «regolamento di conti» tutto interno ai servizi. E qualche dubbio sui rapporti tra Report e le agenzie di sicurezza, negli anni, è venuto a più di qualcuno. Quando l’ex capo del Dis Elisabetta Belloni è stata sentita in Procura a Ravenna sul caso che ha coinvolto Renzi e Mancini, ha dovuto opporre il segreto di Stato, che era stato confermato dall’allora autorità delegata Franco Gabrielli, oggi in odore di «campo largo». «È a conoscenza - hanno chiesto i pm alla Belloni - se appartenenti al Dis, Aisi o Aise siano in contatto anche occasionale con qualcuno riconducibile alla trasmissione Report?». La risposta ha virato sul segreto di Stato. Poi è arrivata Giorgia Meloni, che da premier, nell’aprile del 2025, ha tolto il segreto di Stato sulla vicenda dell’autogrill. Ecco perché i rapporti tra Report e gli 007, ora come ora, possono tornare un tema di strettissima attualità. Del resto, non è una mera suggestione giornalistica. È una domanda precisa che anche i procuratori hanno formulato all’ex direttrice del Dis. All’epoca c’era il segreto di Stato, oggi non esiste più.
