«Ora ripudiatelo pure con comodo»: così ieri Natalia Ceccarelli, giudice in Sicilia, già sembra prevedere che Sigfrido Ranucci, icona e idolo dell’Associazione nazionale magistrati, finirà - ora che è in disgrazia - col venire scaricato dalle toghe che fino all’altro giorno lo osannavano. Magari prima o poi accadrà. Ma per ora a prevalere è un imbarazzato silenzio.
Nessuno, tra i leader dei magistrati, prende le distanze dal conduttore di Report. Nessuno lo difende. E intanto a farla da padrone sui social è ancora il video in cui in ottobre l’intera assemblea dell’Anm, nell’aula magna della Cassazione, si alzò in piedi per tributare una interminabile standing ovation (nella foto a sinistra) a Ranucci, arrivato a portare il suo saluto solidale ai giudici in lotta contro la riforma della giustizia. È lì, nell’immagine di centinaia di magistrati in adorazione dell’inventore del «metodo Report», che si manifestò visivamente l’asse che per anni ha legato la trasmissione di Ranucci e la parte più militante della magistratura. Riuscirà questo legame a sopravvivere agli esiti dell’inchiesta sull’autobomba scoppiata sotto la casa del giornalista?
L’apparizione del giornalista quel giorno aveva colto di sorpresa oltre al pubblico anche il presidente dell’Anm Cesare Parodi, che non era stato avvisato della «carrambata» organizzata da Magistratura democratica, attraverso il vicesegretario Anm Stefano Celli. Venne presa di sorpresa anche la speaker dell’assemblea, Paola Cervo (nella foto a destra), che annuncia emozionata e quasi commossa «ci ha raggiunto Sigfrido Ranucci». Adesso, col senno di poi prova un po’ di disagio? «Mi dispiace - risponde al Giornale la dottoressa Cervo - ma proprio non riesco a rispondere». Sul palco, ad abbracciare Ranucci, quel giorno c’era anche Sergio Rossetti, uno dei leader di Magistratura democratica. Il Giornale gli chiede: oggi inviterebbe ancora Ranucci? Rossetti non risponde.
È un po’ presto per dire che è partito il ripudio. Ma di voci solidali con Ranucci, dal gotha delle toghe, non se alza mezza. E pensare che in ottobre a tributare il trionfo al giornalista-icona nell’aula della Cassazione non c’erano solo toghe rosse. Applaudivano magistrati moderati, applaudiva la presidente di Magistratura Indipendente, la corrente conservatrice, Loredana Miccichè. Sul palco, caloroso e ricambiato, il procuratore di Napoli Nicola Gratteri (foto a sinistra) che di sinistra certo non è. A venire celebrata quel giorno non era una affinità ideologica ma una comunanza di intenti, dove - come spiegava Ranucci nel suo discorso ai giudici - «una magistratura sana e indipendente è funzionale a una informazione libera e indipendente» che andrebbe benissimo se non fosse stato chiaro che l’informazione libera di cui parlava Ranucci è la sua e della sua trasmissione. Grazie alla presenza in Italia di una magistratura libera, spiegava Ranucci, «ho raccolto 220 querele ma ho ancora la fedina penale pulita». Altra ovazione. Solo all’indomani del Ranucci-show qualche voce di dissenso nell’Anm si è levata, insieme a qualche richiesta di chiarimenti. Lo spettacolo anomalo di un giornalista osannato da una platea di magistrati scivola via, come se fosse normale. Una spiegazione c’è: incombe la campagna referendaria, e un testimonial come Ranucci serve come il pane.
