Sul caso del gioielliere Mario Roggero piove un «se» grande quanto un’estorsione. Uno dei rapinatori uccisi dal commerciante il 28 aprile 2021 mentre fuggivano dopo aver svaligiato il negozio di Grinzane Cavour, Andrea Spinelli, quel giorno avrebbe potuto essere in carcere. Si sarebbe salvato lui e, probabilmente – ma questo non è dato saperlo – non avrebbero avuto luogo neppure il colpo in gioielleria e la reazione di Roggero. A raccontare questa storia è il Foglio, che ricostruisce un precedente di Spinelli avvenuto sempre nel 2021, l’8 febbraio. Quel giorno, Spinelli attira un imprenditore in una casa di Bra con la scusa di una inesistente ristrutturazione. In realtà ha l’incarico, per conto di una terza persona, di estorcergli del denaro. Così prima lo schiaffeggia e poi lo minaccia con un bastone di rompergli un ginocchio se non accetta di sborsare quanto richiesto. Spinelli lo minaccia anche di morte, e insieme al mandante gli sottrae 600 euro in contanti e lo costringe a firmare cambiali, per poi obbligarlo pure a un aperitivo tutti insieme, per precostituire – con selfie e sorrisi forzati – una prova che nulla di violento fosse accaduto in quella giornata. Ma l’imprenditore, il giorno dopo, denuncia tutto ai carabinieri. Una perquisizione nelle case di Spinelli e del complice ordinata dalla procura di Asti il successivo primo marzo porta al ritrovamento di elementi che confermano il quadro indiziario, e i carabinieri a quel punto caldeggiano con la procura l’adozione di un provvedimento di custodia cautelare per i due indagati. Il pm risponde picche convinto, a quanto scrive il Foglio «che la perquisizione fosse sufficiente a dissuadere i due dal compiere altri reati». Come è andata a finire, è noto: nemmeno due mesi dopo Spinelli guida la banda che rapina la gioielleria di Roggero, e viene ucciso insieme al complice Giuseppe Mazzarino, mentre Alessandro Modica, il terzo componente, resta ferito: oggi è libero dopo aver scontato una condanna a 4 anni e 10 mesi per la rapina.
Ieri il Tribunale di Sorveglianza di Torino ha fissato per il 9 settembre l’udienza sulla richiesta di differimento della pena del gioielliere. Ma resta la domanda iniziale: se la procura di Asti avesse mandato Spinelli in carcere o ai domiciliari per quella estorsione, l’uomo avrebbe rapinato Roggero?
Ieri anche i cronisti presenti in questura a Cuneo alla conferenza stampa per un’operazione antidroga lo hanno chiesto al procuratore capo di Asti, Biagio Mazzeo. Che ha ammesso: «Può darsi che ci sia stato un errore di valutazione, ma non si poteva certo prevedere che questo soggetto rapinasse una gioielleria dopo aver schiaffeggiato un imprenditore». Un’espressione riduttiva, visto che a Spinelli erano contestate anche minacce di morte, l’uso di un bastone, la sottrazione di denaro e le cambiali fatte firmare alla vittima. Ma Mazzeo ha aggiunto che avrebbe trovato «più logico» l’arresto «se fosse stata una rapina», sottolineando come «ci sono leggi che limitano in modo drastico la possibilità di chiedere o disporre misure cautelari» e ricordando che «la libertà prima del processo è la regola». Il procuratore astigiano, insistendo nella difesa d’ufficio del suo ufficio, ha poi aggiunto: «Bisogna valutare anche se le denunce siano credibili, due mesi possono non bastare per ottenere la misura».
Va anche detto che nel caso di Spinelli un’esigenza cautelare poteva essere individuata proprio nel pericolo concreto di reiterazione di condotte criminose. Ma la toga, sul punto, punta il dito sul Palazzo: «Da un lato si vogliono misure drastiche e dall’altro si plaude al fatto che vengano ridotte sempre più le possibilità di richiedere misure cautelari. A noi servono indicazioni coerenti dalla politica, per sapere come regolarci».
