Il caso delle chat di Andrea Delmastro sembra aver trovato il punto di svolta: a depositare presso la Procura di Roma le conversazione tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e Mauro Caroccia (già condannato per intestazione fittizia di beni aggravata dall’agevolazione del clan dei Senese), oggi indagato in merito all’inchiesta sul ristorante romano Bisteccheria d’Italia, è lo stesso avvocato di Caroccia. La Procura di Francesco Lo Voi aveva fatto esplicita richiesta ma la Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera ha respinto la richiesta dei magistrati per evitare di creare un precedente che taluni definivano pericoloso. Un episodio, quello del deposito della chat, che vede tranquillo il deputato Delmastro: «Non ho alcun problema che ciò avvenga anche per il loro valore chiarificatorio dell’intera vicenda», spiega. Secondo quanto risulta a Il Giornale, infatti, di rilevante ai fini dell’indagine non ci sarebbe nulla di riconducibile ad attività criminali del clan Senese o riferimenti a fatti illeciti. Gli unici elementi presenti nel gruppo dedicato al locale che andrebbero al di là delle normali conversazioni e battute che intercorrono tra soci e amici, sarebbero le richieste di pagamento di bonifici per somme considerate ridicole e necessarie per il sostentamento dell’attività imprenditoriale. Un fatto, quello del deposito delle chat da parte dell’indagato, che viene letto come una volontà di rendere noto come non ci sia neanche l’ombra del riciclaggio: che si tratti di una mossa da parte di Caroccia per chiudere definitivamente la vicenda?
I grillini che hanno occupato nei giorni scorsi i banchi del governo e protestato mostrando cartelli con la scritta «Fuori le chat», tanto che la presidente di turno Mariolina Castellone ha dovuto temporaneamente sospeso la seduta, ora cosa diranno?
E pensare che c’erano tempi in cui i pentastellati gridavano all’ingiustizia: i due ex magistrati Gioacchino Natoli e Roberto Scarpinato erano stati oggetto di interesse per le intercettazioni della procura di Caltanissetta confluite nella relazione della Commissione bicamerale antimafia sulla pista di Mafia -appalti, ritenuta anche dal Procuratore Salvatore De Luca uno dei motivi principali che hanno portato all’atroce attentato che causò la morte del giudice Paolo Borsellino. In quell’occasione la presidente Chiara Colosimo finì nel mirino dei suoi detrattori per aver trascritto le intercettazioni che mostravano come Scarpinato e Natoli discutessero circa l’audizione di quest’ultimo in commissione. E non era certo fatto per pura curiosità, ma perché Scarpinato era al contempo un componente della bicamerale e il confidente di Natoli. Un dettaglio che, però, per qualcuno non era da prendere in considerazione, anzi. Come dimostrano le due vicende, quella di Delmastro e quella di Scarpinato, il partito di Giuseppe Conte ha mostrato un atteggiamento antitetico rispetto alla vicenda del deputato di Fratelli d’Italia.
Se si vuole davvero aiutare la giustizia nello svolgimento del proprio lavoro non si devono certo mettere in campo distinzioni o basarsi sul colore politico di chi è al centro di delicate inchieste.
