«In un sistema immune da degenerazioni correntizie, a nessun magistrato e dunque a nessuna associazione di magistrati sarebbe stato consentito utilizzare un’aula di giustizia per un evento del genere, per di più in piena campagna referendaria»: Clementina Forleo, presidente di sezione alla Corte d’appello di Roma, non usa giri di parole per descrivere la assemblea nell’ottobre scorso dell’Anm contro la riforma della giustizia: l’assemblea culminata in una (oggi imbarazzante) standing ovation a Sigfrido Ranucci, conduttore di Report. «In quella campagna l’Anm ha ritenuto di ergersi a soggetto politico in nome di una tutela di principi costituzionali non ben chiarita, paventando rischi del tutto inesistenti. Per rafforzare tale programma, finalizzato in realtà solo a proteggere l’attuale Sistema, ha anche ritenuto di invitare in sedi istituzionali solo soggetti contrari alla riforma, come appunto il dr. Ranucci, omaggiandoli con performance senza precedenti. D’altronde la gran parte dei magistrati organizzatori di quell’evento era costituita da correntocrati di collaudata esperienza. In tale quadro, è evidente che il dr. Ranucci poteva essere utile alla causa dato il recente attentato subito, attribuito nell’immediatezza a disegni eversivi connessi all’attuale assetto governativo».
In un suo post lei scrive che Ranucci sta ricattando qualcuno e che in un paese normale sarebbe indagato per estorsione. Sono parole pesanti.
«Nel mio post social sul dr. Ranucci mi sono riportata da privato cittadino alle dichiarazioni che lo stesso avrebbe reso secondo la stampa in ordine alla sua futura conduzione di Report - programma del servizio pubblico - e alla connessa minaccia di rendere pubbliche delle chat, evidentemente compromettenti, con vari illustri personaggi. Se dovesse essere vera la notizia, evidentemente costituente reato, mi auguro che questa messaggistica venga fuori al più presto, nell’interesse di tutti».
Tra le poche voci critiche all asse Anm-Ranucci ci sono quelle di magistrati che si erano schierati per il si nel referendum di marzo. È vero che contro di loro tira aria di epurazione?
«Purtroppo, dopo l’esito referendario. noi magistrati favorevoli alla riforma siamo stati invitati da alcuni colleghi a lasciare l’Anm per asserita incompatibilità con i suoi attuali obiettivi. In particolare uno di loro ha pubblicamente scritto: Il paragone che faccio è quello dell’aderente al partito repubblicano che auspica il ritorno della monarchia. È praticamente un’accusa di tradimento della causa».
La figuraccia fatta con Ranucci farà riflettere l’Anm?
«Bisogna capire come evolverà l’Associazione. Io non so se davvero l’Anm abbia voglia di sganciarsi da certe logiche che fanno male all’indipendenza interna della magistratura, quella in base alla quale ogni magistrato è soggetto solo alla legge e non certo ai capi corrente di turno. Le battaglie dell’associazionismo si sono incentrate sull’indipendenza dal potere politico, dimenticando la tutela del singolo magistrato specie di quello che non intende schierarsi al suo interno, lasciandolo in balia delle valutazioni di professionalità dei capi dell’ufficio, nella quasi totalità del casi iscritti o simpatizzanti di questa o di quella corrente. Ricordo che le chat di Palamara vedevano come suoi interlocutori interessati alle scalate ai posti di comando magistrati tuttora in servizio e promossi, anche di recente, a ruoli direttivi come se niente fosse accaduto».
