Le toghe in soccorso degli antagonisti, ancora una volta. La procura di Torino ha chiesto di valutare la legittimità costituzionale di una norma contenuta nel decreto sicurezza dell’11 aprile 2025 relativa al reato di blocco stradale. La decisione sull’eventuale trasmissione della questione alla Corte costituzionale spetta ora a un gip.
La richiesta è stata formulata dal pubblico ministero Elisa Pazè nell’ambito di un procedimento riguardante l’occupazione di un tratto autostradale alle porte di Torino, avvenuta durante una manifestazione pro-Pal dello scorso autunno. Per alcuni indagati, il piemme ha già chiesto l’emissione di un decreto penale di condanna, segnalando però al giudice possibili profili di incostituzionalità della disposizione.
Secondo una delle argomentazioni contenute nella memoria depositata dalla Pazè "l'incriminazione del blocco stradale attuato con il corpo" potrebbe incidere sui "i diritti di riunione e di sciopero tutelati dagli articoli 17 e 40 della Costituzione". Nella stessa memoria si osserva che "la possibilità che si creino rallentamenti o addirittura blocchi del traffico è connaturata alle manifestazioni" e che "fa parte della fisiologia dei cortei l'arresto periodico in certi punti del percorso" per scandire slogan, richiamare l’attenzione dei passanti o evitare la dispersione dei partecipanti.
Il messaggio sembra chiaro: mentre il governo prova a stringere sui blocchi stradali, dalle aule giudiziarie arriva il tentativo di rimettere tutto in discussione. Nessuno contesta il diritto a manifestare, ma trasformare l’occupazione di una strada o di un’autostrada in una sorta di effetto collaterale “fisiologico” dei cortei rischia di spostare il confine: dalla protesta al diritto di paralizzare la circolazione. E a quel punto a pagare il prezzo è chi resta fermo in coda: i soliti noti - a partire dagli antagonisti - “rischiano” di continuare a farla franca.
Ricordiamo che prima del dl sicurezza, i blocchi erano puniti con una sanzione amministrativa tra i mille e i 4 mila euro. La legge introdotta dal governo prevede la reclusione fino a un mese oppure una multa fino a 300 euro se il fatto è compiuto da un singolo. Se il blocco è commesso invece da più persone, gli autori sono punibili con una reclusione da sei mesi a due anni.