Violentata a 13 anni nel minimarket vicino a casa da commesso bengalese di 42 anni: è il dramma di una ragazzina a Madonna di Campagna, quartiere periferico di Torino, dove sabato pomeriggio la minore è andata a comprare la merenda dei fratellini. «Mi ha regalato una bibita. Si è avvicinato per chiedermi se fossi fidanzata. Mi ha abbracciata. Mi ha chiesto quanti anni avessi. Gliel’ho detto. Ha risposto: Sei molto giovane», ha raccontato la giovane, come riferito dalla Stampa. «Non riuscivo più a muovermi. Mi sentivo disgustata. Mi è venuta la nausea. Ho chiamato subito mia madre e le ho raccontato tutto», ha aggiunto la vittima, «costretta a subire atti sessuali», come scrive il pm. Eppure il suo aguzzino è costretto solo all’obbligo di firma, nonostante nei video che l’uomo ha consegnato siano state trovate le prove anche di un’altra violenza, compiuta 40 minuti prima, su una donna ancora da identificare.
L’atteggiamento dello straniero è stato considerato «collaborativo» e poi, scrive il giudice, è incensurato e ha «mostrato resipiscenza», dichiarando durante l’udienza di essere «dispiaciuto». Durante l’interrogatorio di convalida ha dichiarato: «Ho sbagliato, è la prima volta che mi succede». E così, dopo aver trascorso due notti in carcere, è stato rimesso in libertà nonostante il pm Paolo Cappelli avesse chiesto il carcere perché c’è il rischio che «commetta reati della stessa specie». Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha subito inviato gli ispettori a Torino spiegando che, pur rientrando «la decisione del Gip nell’ambito dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura», ha tenuto conto della «eccezionalità del caso e dell’allarme sociale cagionato» ed è intervenuto per «acquisire ogni valutazione utile».
«Chi lo spiega a quella famiglia?», si chiede ora Giorgia Meloni. «Chi lo spiega a quel quartiere, che stanotte sa che quell’uomo è di nuovo lì?». La premier riconosce che si parla «giustamente» di sicurezza e «si chiede, giustamente, conto al governo di quello che non va», però invita ad andare fino in fondo al problema: «Le leggi le abbiamo scritte, e sono più severe che mai. Le Forze dell’Ordine hanno fatto il loro dovere, in poche ore. La Procura ha chiesto la misura più dura. Tutta la catena ha funzionato. E poi - continua - arriva un provvedimento che la spezza in quarantotto ore, e noi non possiamo fare niente».
Mentre il ministro Matteo Salvini ha rilanciato il tema della «castrazione chimica», Augusta Montaruli, vice capogruppo di FdI alla Camera, e il vicepresidente della Regione Piemonte Maurizio Marrone, hanno organizzato un sit-in davanti alla questura di Torino per evidenziare come il lavoro delle forze dell’ordine sia stato inutile. La doppia violenza, dice Montaruli, «meritava il massimo rigore». Ed è «assurdo» che il lavoro di Polizia e Questura «venga vanificato da una decisione incomprensibile». Ora, bisogna «chiudere quel minimarket per ragioni di sicurezza, compensando in questo modo l’ordine di scarcerazione del giudice». Un appello al quale si è unito anche Marrone, «Il pedomarket va chiuso subito», dice. E poi chiama in causa le femministe della sinistra: «Mute, come sempre quando si parla di violentatori immigrati».
