Quanti stranieri irregolari o che hanno compiuto reati vengono «graziati» dai Centri di permanenza per il rimpatrio grazie ad un certificato medico? Troppi secondo i dati su sette Uffici immigrazione delle Questure di importanti città, che dimostrano come l’inchiesta di Ravenna sulle esenzioni sanitarie facili potrebbe essere la punta di un iceberg. I dati in possesso del Giornale, da gennaio al 14 settembre, parlano chiaro: a Milano sulle 125 «rinunce» ben 110 sono «per motivi sanitari». In pratica l’incidenza del mancato invio ai Cpr degli stranieri, che dovrebbero venire espulsi, grazie a certificati medici è dell’88 %. A Modena, dove Salim el Koudri si è lanciato sulla folla con la sua macchina come ariete, l’ «incidenza sanitaria sui rifiuti» all’ingresso nei Cpr è pure molto alta del 76,9%. Sui 115 irregolari o delinquenti, che dovrebbero venire rinchiusi, 39 sono stati esentati e ben 30 grazie ad un certificato medico. Pure a Firenze i «graziati» dai medici pesano per il 71,6%. Questa sera a Quarta Repubblica, condotta da Nicola Porro su Rete 4, un’ampia pagina sarà dedicata a questi numeri e all’indagine che coinvolge oltre venti medici per il rilascio di certificati finalizzati a evitare il trasferimento nei Cpr.
Quando non è possibile espellere immediatamente uno straniero la Questura avvia la richiesta formale di assegnazione del posto in un Centro per il rimpatrio al Servizio Immigrazione attraverso un’applicazione informatica centralizzata. La condizione inderogabile per l’ingresso e trattenimento dell’irregolare nei Cpr «è il rilascio della certificazione di idoneità alla vita in comunità ristretta, emessa da un medico accreditato presso il Servizio Sanitario Nazionale» spiegano dal Viminale.
Un’analisi dei dati dall’inizio dell’anno registra, con una certa frequenza, che le Questure sono costrette a rinunciare ad inviare l’irregolare nei Cpr «principalmente per motivi sanitari - spiegano gli addetti ai lavori - non avendo ottenuto il rilascio della certificazione» sanitaria.
Il monitoraggio a campione su sette Uffici immigrazione ad elevata operatività dal primo gennaio al 14 settembre «è emersa una media di circa il 60% di rinunce all’utilizzo dei posti nei Cpr, già concessi, attribuibile proprio al mancato rilascio della certificazione medica di idoneità da parte delle strutture sanitarie pubbliche territorialmente competenti». Alla Questura di Bari le «rinunce» dei posti assegnati nei Cpr, «per motivi sanitari» incidono per il 68% sul totale delle rinunce.
A Roma con 80 migranti esentati rispetto a 143 l’incidenza sanitaria è del 55,9%. La percentuale si abbassa al 39,6% per la Questura di Bologna e appena il 17,6% a Torino.
L’iceberg dei medici talebani dell’accoglienza ha un risvolto anche per il progetto Albania, già ampiamente boicottato da una parte di magistrati. Al momento a Gjader vengono trasferiti gli stranieri irregolari dai Cpr in Italia, che non hanno ottenuto alcuna esenzione medica. Una volta arrivati nel paese delle aquile, il 10,5% ottiene il rilascio per motivi sanitari, evidentemente colpiti dal «mal d’Albania».
