A margine delle celebrazioni per i 250 anni degli Stati Uniti, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso fa il punto sul rapporto tra Roma e Washington, dai dazi alla cooperazione spaziale, fino all'automotive e all'energia.
Ministro Urso, nonostante i dazi, l'interscambio Italia-Usa continua a crescere. È la prova che il Made in Italy resta indispensabile per il mercato americano?
«Crescono le esportazioni italiane negli Stati Uniti, malgrado i dazi, perché i consumatori e le aziende americane non intendono rinunciare al Made in Italy, ormai simbolo di eccellenza e qualità. Crescono anche gli investimenti americani in Italia, in particolare nelle nuove frontiere della tecnologia: IA, quantum e data center. Emblematica è la scelta di IonQ di realizzare a Roma la sua piattaforma europea per il quantum computing. Crescono anche i turisti americani in Italia, con nuovi voli intercontinentali e brand alberghieri del lusso. Nessuna polemica può fermare un fenomeno strutturale, con radici lontane e solide prospettive future».
L'ambasciatore Fertitta ha richiamato anche la collaborazione nello Spazio.
«Luca Parmitano sarà il primo astronauta europeo a prendere parte a una missione del programma Artemis. Nell'intesa che ho sottoscritto con la Nasa tre mesi fa a Washington è previsto anche che siano le aziende italiane a realizzare i moduli abitativi per gli astronauti che vivranno sulla Luna. Insomma, la casa degli esploratori dello Spazio sarà Made in Italy».
Oltre all'export cresce anche l'integrazione industriale tra Italia e Stati Uniti.
«Esiste ormai un ecosistema industriale comune, dalla meccanica strumentale alla farmaceutica, con grandi imprese americane che producono in Italia. Lo stesso vale per l'automotive, con Stellantis, Pirelli e Brembo, e naturalmente per Leonardo e Fincantieri. Nel contempo gruppi come Amazon, Google e Microsoft continuano a investire nel nostro Paese. Emblematico è anche il salvataggio de La Perla grazie alla lungimiranza di un investitore americano.»
L'agroalimentare è il comparto più esposto ai dazi.
«È il settore che ne ha risentito di più, ma confidiamo che prevalga la qualità sul prezzo. Intanto, si sono aperti nuovi grandi mercati grazie ai recenti accordi di libero scambio, dal Mercosur al Messico. Il Canada ne è un esempio».
Come rafforzare il rapporto con Washington anche sul fronte energetico?
«Stiamo lavorando a investimenti comuni che possano favorire l'acquisizione di Gnl americano a condizioni competitive. Presto avremo nuove buone notizie».
Lei ha incontrato l'ambasciatore Fertitta a Villa Taverna.
«Ha evidenziato anche le sue origini siciliane, richiamando il valore della comunità italiana negli Stati Uniti, sempre più influente sul piano economico e politico. Un grande ambasciatore, che sa muovere le corde giuste: umane, storiche, economiche e politiche».
L'auto torna a crescere mentre l'industria tedesca è in difficoltà. Cosa rivendica il governo?
«Innanzitutto di aver cambiato le regole europee per salvare l'industria dell'auto. La visione italiana ha indirizzato l'Europa sulla strada del pragmatismo, con la revisione del regolamento sulle emissioni di CO2 e l'Industrial Accelerator Act. Il 14 luglio presenteremo il nostro pacchetto automotive, con oltre un miliardo destinato agli investimenti delle imprese. Mentre altri costruttori europei annunciano chiusure e licenziamenti, il nuovo piano di Stellantis prevede il mantenimento di tutti gli stabilimenti e ordini per circa 7 miliardi alla componentistica italiana. La svolta rispetto alla gestione Tavares è netta. Mi auguro che lo shock tedesco induca la Commissione ad accelerare: non possiamo più aspettare».
Sul fronte dell'energia, come continuerete a sostenere famiglie e imprese dopo lo stop al taglio delle accise?
«Siamo pronti a ulteriori interventi, ove fossero necessari, ma molto dipenderà dall'esito del negoziato tra Stati Uniti e Iran.
In ogni caso, dobbiamo ridurre la dipendenza energetica dall'estero, riprendendo la strada del nucleare civile con i reattori di nuova generazione, puliti e sicuri, da integrare con le fonti rinnovabili per assicurare energia a costi più bassi a imprese e famiglie. Dobbiamo tornare al futuro!».